Poggioreale Sicilia

5 giorni per innamorarmi di Poggioreale, vedere finalmente dal vivo il Cretto di Burri, mangiare il famoso cannolo di Piana degli Albanesi, godermi il tramonto da Alcamo, cenare a ridosso del bosco di Ficuzza in compagnia di una volpe, salutare per la terza volta la Sicilia da Bagheria e giungere alla conclusione che l’uomo siciliano, quello da baciamano, dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell’umanità. Non male direi.

Questo possiamo tranquillamente definirlo un itinerario alternativo, quindi se cercate spiagge con uno spazio vitale pari a zero, profumo di Monoï  e menù turistici, questo post non fa per voi. Se cercate invece la Sicilia timida e un po’ nascosta, quella in cui i turisti strilloni state certi che non arrivano, quella in cui non si è villeggianti ma ospiti, siete casualmente nel posto giusto. Vi parlerò di una Sicilia molto green e sostenibile, votata al km zero e a quella sacrosanta semplicità/qualità dell’offerta che, per quanto mi riguarda, fa la differenza e trasforma il viaggio in esperienza.

Giusto per orientarci, ci troviamo nella valle agricola dell’Alto Belice. Si parte da alcuni dei paesi colpiti dal terremoto del ’68, dalla provincia di Trapani e da uno scenario fatto di colline, campi di grano, vitigni e uliveti.

Gibellina

Siamo a 65 km da Trapani. Nel ’68 Gibellina, epicentro del terremoto, viene completamente rasa al suolo. Distrutta la città, distrutta l’identità dei suoi cittadini. A metà degli anni ’70, ad una ventina di km dal vecchio insediamento, i primi mattoni della “Gibellina nuova”; l’allora sindaco, Ludovico Corrao, decide di far partecipare alla ricostruzione decine di artisti, letterati e architetti di fama mondiale dando vita al museo en plein air più grande del mondo, con decine di sculture disseminate in piazze, strade e musei. Una “città d’arte” unica al mondo, simbolo di una rinascita positiva. A dare il benvenuto, la “Porta del Belice” di Pietro Consagra, una grande stella di 24 metri in acciaio inox; poi, i palazzi tutti diversi dalle pareti colorati, il sistema delle piazze (un allineamento di 5 piazze comunicanti delimitate da un lungo portico recinto), la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni, la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, solo per citarne alcune.

Arriviamo al Baglio di Stefano, esempio delle tipiche masserie che punteggiano le campagne trapanesi, oggi sede della Fondazione Orestiadi e del Museo delle Trame Mediterranee, un’interpretazione inedita e aperta della cultura del Mediterraneo. Dalle pitture agli arazzi, dalle sculture ai gioielli, dal Marocco allo Yemen, dall’Iran alla Sicilia: varcato l’ingresso si è investiti dal calore del Mediterraneo, dai suoi colori, dai suoi tessuti e dalla bellissima sensazione di sentirsi cittadino di un unico grande paese. La collezione di arte contemporanea esposta nel granaio è tra le più importanti d’Italia; tra le opere che lasciano senza fiato il Tappeto Volante, installazione in corda e rame che riproduce in scala reale metà del soffitto della Cappella Palatina di Palermo. Realizzato dalla Comunità Curda di Roma è diventato elemento simbolo e messaggero di fratellanza, percorrendo tutte le principali capitali del mondo arabo.
Per informazioni sulla Fondazione, sul Museo e sulle Orestiadi, rassegna internazionale di teatro, musica e arti visive, visitare il sito Fondazioneorestiadi.it

Tappeto Volante_Gibellina

Lasciamo Gibellina nuova per raggiungere la vecchia e il Cretto di Burri, un’enorme colata di cemento bianco che compatta 12 ettari di macerie. Un’opera unica al mondo dell’artista Alberto Burri, “un lenzuolo funerario steso sopra il vecchio paese”, un modo per onorarne il silenzio senza trasformare un luogo di ricordo in una città della domenica. Le macerie furono distrutte grazie all’intervento dell’esercito, raccolte con bulldozer, compattate e tenute insieme da reti metalliche; sopra questi blocchi omogenei si colò il cemento liquido bianco. Ogni fenditura è larga 2-3 metri, i blocchi sono alti un metro e sessanta circa e il tracciato ricalca in buona parte l’impianto urbanistico del paese, con strade e isolati. Il Cretto è raggiungibile in auto, ma considerata la scarsa se non quasi totale assenza di segnaletica, vi consiglio di studiare  in anticipo la strada da percorrere.

Cretto di Burri_Gibellina

Santa Ninfa

Raggiungiamo la Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa, affidata in gestione a Legambiente. L’area ospita la Grotta di origine carsica e la suggestiva Valle del Bievere, un’ampia vallata di circa 140 ettari. Per informazioni sulla Riserva e sulle visite guidate visitare il sito o scrivere a: santaninfa@legambienteriserve.it

A pochissimi metri dalla Riserva un ristorante assolutamente consigliato: Castello di Rampinzeri. Una cucina tipica e genuina che riempie il cuore di gioia e la pancia di panelle, busiate, ravioli pistacchio e ricotta, salciccia di Santa Ninfa.

Un consiglio anche su dove dormire, ovvero, all’Azienda Agrituristica Campoallegro, frutto del recupero di un’antica masseria. Uno stile mediterraneo, semplice e molto curato, nel bel mezzo della campagna trapanese.

Poggioreale

Ritorno a scrivere  del fascino della decadenza. Poggioreale è pietra su pietra, finestre senza vetri, porte sventrate, giardini nascosti, archi, travi e legno. È malinconica e suggestiva, al tramonto riflette dei colori perfetti. Arrivo al centro della vecchia piazza circondata da edifici in bilico e da una scalinata; in cima due videomaker, perché questo luogo non può che essere la droga di chi filma, scatta e racconta. È un paese fermo al 1968 e attraversandolo “si è travolti dai ricordi” dice la mia amica siciliana Ignazia; chi non ricorda può immaginare, quello che era, quello che è successo. Chi non immagina può evitare di venire fin qui, perché non è “un’attrazione turistica”, non a caso all’ingresso vige un bel divieto d’entrata (causa edifici pericolanti con rischi annessi e connessi). Ovviamente il consiglio è uno, ed è anche molto semplice: dite bye bye al divieto, oltrepassate il cancello e passeggiate qui per un po’; non sarete gli unici, ve lo assicuro. Il “rischio” di essere fermati e multati è quasi nullo; anche fosse altissimo vi direi comunque di farlo. Ho immaginato la piazza di Poggioreale vecchia il palcoscenico perfetto per una rappresentazione teatrale, un concerto jazz, un reading di poesie: il totale abbandono è un crimine, l’intelligente recupero è una speranza.     

Poggioreale

Salemi

“Come non la conosci? È la città che ha avuto Sgarbi come Sindaco!”. Ecco come mi è stata presentata Salemi appena arrivata in aeroporto. In realtà è molto più di questo. Sovrasta la valle a 442 metri dall’altezza, da una collina coltivata a vigneti dominata dal Castello Normanno-Svevo. Simbolo della città, dall’alto del suo terrazzo offre uno dei panorami più belli sulla Sicilia occidentale; proprio da qui Garibaldi sventolò nel 1860 la prima bandiera tricolore d’Italia.

Prendetevi tutto il tempo per passeggiare nel centro storico, un susseguirsi di vicoli ciechi, cortili nascosti, scale ripidissime e raggiungete i resti della Ex Chiesa Madre intitolata a San Nicola, costruita su un’antica moschea araba che a sua volta aveva inglobato un tempio pagano. Incanta. Di questa bellissima chiesa, in parte crollata dopo il terremoto, restano il sagrato e una parte del presbiterio con la torre campanaria dove era collocato un orologio che scandiva la mezzanotte con 101 rintocchi.

Salemi Sicilia

Ora è il momento di raccontare una storia che non poteva non catalizzare la mia attenzione da barese: il patrono di Salemi è San Nicola. Non ho ancora capito se sono io a perseguitare lui o lui me, certo è che la vicenda che lo ha portato a diventare il protettore della città merita di essere riportata, perché alla base c’è un sorteggio. Proprio così. Scegliere un patrono con un sorteggio non è da tutti, quindi tanta stima a Salemi, ma la questione è: perché ripeterlo per ben 3 volte sperando in un risultato diverso quando in realtà San Nicola aveva già deciso di essere dei vostri?! Insomma, gli abitanti di Salemi non è che proprio lo volessero, ma lui voleva loro e questo è l’importante! 

Prendetevi un po’ di tempo per visitare il Polo Museale, che include: Museo della Mafia, Museo del Paesaggio, Museo del Risorgimento. Per info su Salemi vi consiglio di contattare i disponibilissimi ragazzi della Proloco.

Piccolo appunto: peccato per la libera circolazione di auto nel centro storico e per la presenza di due orribili e inquietanti scale mobili, ovviamente non funzionanti. Non ho proprio capito, ma neanche lontanamente, la necessità di montare questo scempio al posto di una semplice rampa di scale in pietra locale (magari già c’era) e per di più, lasciarle lì a marcire. Misteri della fede che rovinano, non poco, un angolo di questo piccolo gioiello.

Vita

Arrivarci nel silenzio della controra e prendere un caffé nel bar del paese regala uno spaccato di Sicilia, quella vera. Questa immagine spiega perfettamente quello che intendo.

Vita Sicilia

Vita è folklore, tradizioni, “Pani di San Giuseppe”, ricamo e tessitura. La parola tessitura è sinonimo di Maria, un tot. di anni non ben definito (un 8 davanti c’è sicuro!), una forza incredibile e un’infinita dolcezza. Ho visto il suo telaio, quindi la sua casa, di conseguenza la sua vita. Mi ha offerto le caramelle, proprio come fanno le nonne più dolci del mondo, e regalato uno dei suoi pani di San Giuseppe… semplicemente grazie. È l’emblema della tradizione e dell’arte che non va persa.

Vita è anche conosciuta per il “percorso dei murales” che si svolge lungo le vie del paese, una rappresentazione dei mestieri e delle tradizioni della civiltà contadina, dipinti che rappresentano momenti di vita vissuta e mestieri scomparsi da tempo.

Per info sul paese ed eventuali itinerari vi consiglio di contattare la Proloco. Troverete Maria Scavuzzo, a dir poco una garanzia. Il suo amore per Vita è di quelli contagiosi, di quelli che ti fanno pensare “quasi quasi vengo qui e ci resto per un po’.”

Vita Sicilia

Alcamo

Siamo esattamente al centro del Golfo di Castellammare, a 50 km sia da Palermo che da Trapani. Il consiglio è quello di partire dal centro storico per arrivare fino alla balconata panoramica affacciata sul mare e, se guardarlo non vi basta, sappiate che è lì ad aspettarvi nella frazione di Alcamo Marina (a 6 km). Da visitare: il Castello medievale dei Conti di Modica, la Basilica Santa Maria Assunta e la Fontana Araba.

Dove dormire: su un colle che domina il Golfo di Castellammare si trova l’Hotel Batia, ovvero, un hotel straconsigliato per una serie di motivi. A partire dal panorama strepitoso, passando per le camere eleganti, accoglienti e arricchite dalle decorazioni di artisti locali, fino ad arrivare all’accoglienza, perfetta.

Alcamo

Altre tappe consigliate prima di spostarci sul versante palermitano: Salaparuta, per una visita all’Ex-Convento dei Cappuccini e un calice di ottimo vino; Partanna, per il centro storico e il Castello Grifeo.

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