Luglio è il mese della pazzia. Ma è solo colpa del caldo, quindi non prendetevela con chi dice o fa cose dissennate, non lo fa intenzionalmente.” Tornano nel mese dei matti le perle di Suor Maria. Come dire, meglio prendersela con una palla infuocata di nome sole che con i bipedi dalla mente confusa, meglio sposare la buona fede che divorziare da un essere umano, meglio credere a una temporanea pazzia estiva compensata da una meritata quiete d’autunno che alla follia a tempo indeterminato. A volte, dare la colpa a una palla infuocata di nome sole è effettivamente una grande svolta. Devo ricredermi, quella donna non regalava supercazzole ma solide realtà.

Felicità -breve e totalizzante-:

L’ultimo bagno, quello delle 19.30, quando il sole tramonta e il mare e immobile.

torre guaceto puglia

Gli sciatt di Edelweiss. Hanno superato anche quelli dell’Osteria del Sole (che continua però a stravincere con i pizzoccheri). Località Franscia, 1 – Lanzada (Sondrio)

I lamponi, raccolti e mangiati.

Tutto questo viola a circa 1900 metri.

Alpe Ventina

Mentre scrivo sono qui: carrozza n.5 del Frecciabianca 35826 diretto a Bologna, quella dei giovani, carini e in preda a un grave disagio tecnologico. Tra tante mosche nere sociopatiche, ecco una mosca bianca in contemplazione da finestrino: una giovane bella indiana con al seguito 5 valigie, figlio numero 1, figlio numero 2 in arrivo, Chucky la bambola assassina. Ho solo capito che la provvidenza l’ha messa sulla mia strada per ricordarmi 3 cose: i bambini sono nati per piangere, in qualche mercato di Mumbai si trovano ancora gli Startac, quando Chucky ti fissa per 2 ore sono cazzi amari.

trenitalia

Da una parte c’è mio padre, barese da generazioni e generazioni. Dall’altra c’è mia madre, un po’ pugliese un po’ lucana: mio nonno era di Corato e mia nonna di Bernalda, ridente cittadina in provincia di Matera che esisteva ancor prima dell’avvento di Francis Ford Coppola. Insomma, da una parte ho tanto sangue pugliese, quello che ad occhio e croce mi rende passionale e un po’ cazzona, dall’altro un po’ di sangue lucano, quello che mi sorprende con l’equilibrio di Osho e dei pensieri inaspettatamente lucidi. Il primo ha sempre avuto la meglio ma pare che finalmente, dopo 32 lunghissimi anni, il gene lucano abbia preso il sopravvento: tranquillità, che condizione straordinaria.

Se nasci figlia di un rappresentante avrai un’infanzia piena di regali da trasferte. Mio padre è uno di quelli che non tornava mai a mani vuote: dal vestito tirolese al castoro salvadanaio, da Berlino a Marrakech, ho un pezzo di tutto. Ho un pezzo anche di qualche decina di duty free, l’ultima spiaggia dei padri senza tempo. L’ultima spiaggia delle ultime spiagge, praticamente Lost, ha un nome: Innamoramento e amore di Francesco Alberoni. Un libro. Un incubo. Un’analisi scientifica dell’amore che Marco Predolin all’epoca de Il gioco delle coppie poteva solo sognare. Bene, sono circa 20 anni che gli faccio pesare questo simpatico presente arrivato dal duty free di Roma anni e anni e anni fa. Natale 2014: in sciopero da Babbo Natale non ho fatto regali a nessuno, lui incluso; al primo cenno di ribellione la risposta è stata “ricordati, meglio niente che Innamoramento e Amore di Alberoni.” Qualche giorno fa il libro incubo è tornato a tormentarmi mentre cercavo Palahniuk. La domanda è: perché sono state versate milioni e milioni di parole sull’innamoramento e mai nessuno – tranne il sito “10 modi per…” – si è mai preso la briga di scrivere 2 righe in croce sul disinnamoramento? Esiste l’amore non corrisposto ed esiste anche chi non ama più e chi ama come prima ma deve capire che il prima è bello che andato, insomma, quello che uno sta da Dio e l’altro sotto un treno: quelli sotto un treno non stanno a cuore ai filosofi dell’amore, ma in realtà manco a Moccia. Nel mese in cui ho avviato un grande servizio telefonico per cuori infranti mi sono chiesta quando arriverà il giorno in cui accanto ad Alberoni troveremo un manuale sul disinnamoramento dal titolo consigliato “Panta Rei”. Sinceramente, io a mia figlia lo regalerei…

La birra del mese: dopo 3 ore di salite da infarto e discese nell’inferno di pietra. C’è chi lo chiama trekking, io punto più sulla parola sopravvivenza. Passare dai 5 metri sopra il livello del mare di Bari ai 1900 dell’Alpe Ventina è tanta roba: l’ho fatto, non sono morta, mi sono sentita la terrona più wild della storia e ho perso almeno un kg. Sono arrivata al Rifugio Porro Gerli, uno di quei posti da film in cui l’essere umano è un optional, mi sono messa la Converse d’ordinanza, ho preso una birra, ho scelto un sasso, mi sono piazzata su un torrente flesciandomi con l’acqua e ho pensato solo una cosa: “meglio di così non posso stare.”

Alpe Ventina

Le partenze d’agosto non mi appartengono, ma quest’anno faccio uno strappo alla regola. C’è solo un biglietto di andata, l’idea di bere una birra in mare aperto alle 3 di notte, il piano di attraversare l’Albania da nord a sud. Se i viaggi che scegliamo ci assomigliano, direi che con questo siamo a cavallo. Con me la nuova regina di vlog, l’unica che continua ancora ad assecondarmi. L’unica certezza è che i nostri video non vi abbandoneranno.

Aspetterò marzo con ansia, perché so già che i miei 33 anni inizieranno alla grandissima.

“Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia.” Fatui, allegri e dissennati: buona estate da me, Erasmo da Rotterdam e Michael Stipe.

  1. Lui non è arrivato, io sì, abbandona il nord e concentrati sul sud te l’ho già scritto. Mi sa che non sei a Bari ma sono disposto a prendere un traghetto e arrivare fino in Albania per un bagno delle 19.30, fatto 30 facciamo anche 31 figlia del diavolo. Non hai gli occhi azzurri vero? In quel caso ti avrei sposata, ma hai solo gli occhi verdi non è il massimo. Gli sciatt hanno rotto il cazzo, il tempo passa ma resti sempre una venduta. Adios, ci vediamo a Tirana principessa

    • Ho aspettato, aspettato, aspettato… ma niente, a Tirana non è arrivato nessuno… come la mettiamo??! Forse è il caso che mi concentri sull’uomo del centro Italia caro Giuseppe! Ai tuoi commenti non so mai se rispondere con un “grazie” o con un “spero che a Dusseldorf esplodano tutte le connessioni internet”, nell’attesa di capirlo mi vado a ingozzare di sciatt (che a me il cazzo non lo rompono mai, tiè!). Adios!

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