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Fingere di pensare sta iniziando ad essere una seconda attività molto impegnativa. Dove aver millantato di meditare osservando un gradino di pietra bianca, non so davvero più cosa sarò in grado di propinarvi in futuro. I millantatori conquisteranno il mondo, questa è una certezza.

Il post ad cazzum di settembre è allegramente saltato. I numerosi messaggi arrivati negli ultimi 5 giorni mi impongono una serie di doverosi e sentiti ringraziamenti. Ringrazio i catastrofisti: “sarà successo qualcosa di grave se non hai pubblicato il post. Viva?” Ringrazio Vincenzo il depresso: “dammi una gioia, fammi ridere, pensa a chi divide 50 mq con una madre nel tunnel de Il Segreto.” Ringrazio i moralizzatori: “se non riesci a rispettare un impegno significa che devi cambiare i ritmi della tua vita.” Ringrazio i lettori dal pensiero talebano “sei ispirata? Scrivi. Non sei ispirata? Scrivi lo stesso.” I rassegnati: “non esistono più le mezze stagioni, dopo il divorzio di Albano e Romina non esiste più l’amore, non esistono i pensieri ad cazzum ogni mese. Che delusione.” Vi ringrazio e aggiungo: sono viva, portare gioia dopo Pepa e Tristan è impossibile quasi quanto mangiare un culatello qualsiasi dopo aver assaggiato il Culatello di Zibello, Puglia-Emilia-Marche-Emilia-Lombardia-Emilia mi sembra un buon ritmo, in mancanza di ispirazione meglio ubriacarsi che scrivere. Il motivo assolutamente non romantico della mancanza di settembre? Un superdown del blog. Eccoli, esattamente dal punto in cui li avevo lasciati.

Questi pensieri ad cazzum non arrivano da un treno, non arrivano di notte, non sono ispirati dalla solita playlist a metà tra pop-trash-vintage d’annata e radical chic di sinistra. Arrivano alle 15.50 dalla stazione centrale di Milano, tanta roba davvero. Ho perso il treno delle 15.20: se avessi corso-spinto-utilizzato la corsia sinistra delle scale mobili in  vero stile milanese – realizzando uno degli atti più insensati e sconsiderati del mondo – ce l’avrei fatta, ma niente, sono terrona. Dopo il treno delle 15.20 ho perso quello delle 15.35, questa volta per aiutare un ragazzo di Okene a comprare un biglietto per Reggio Emilia, poi uno per Prato e un altro per Torino. Per la cronaca, Okene è in Nigeria, paese votato al peperoncino: in realtà abbiamo comunicato a gesti per 20 minuti, quindi peperoncino potrebbe anche essere mela, whisky, orsetti lavatori.
Alla fine sono qui, con un bambino nato in Bangladesh e cresciuto a Bologna che salta, salta, salta, salta senza mai fermarsi reggendosi alla mia sedia e facendomi vivere l’ebbrezza del sisma continuum da circa 10 minuti; dall’altra parte, una ragazza spagnola dagli occhi azzurrissimi in procinto di spedire in un collegio svizzero con i piedi legati il sopracitato bambino; e infine il giovane tormentato, da 20 minuti nel pieno di una conversazione WhatsApp terminata con “l’amore è una cosa semplice”: io finirò nel girone degli spioni ma lui in quello peggiore dei fan di Tiziano Ferro. Sono qui, circondata da 
ogni singolo rumore che la mente umana possa concepire, con un caffé in una mano e il telefono nell’altra: scrivere – per evitare di rinchiudere il bambino salterino in bagno e buttare la chiave nel fondo dell’Oceano Indiano – mi sembra l’unica cosa sensata da fare.  

Subliminal messages. Una delle 326 foto scattate a Settembre, la mia preferita. Filottrano, Marche.

Filottrano

Settembre, il mese dell’illuminazione sulla ‘felicità breve ma intensa’ arrivata prima su un volo Ryanair in procinto di dissolversi durante una tempesta, poi su una spiaggia del Conero. Ed ecco quindi una serie di felicità brevi ma intense, selezionate alla cazzo e appuntate con tanto tanto amore ancora più alla cazzo:

vedere quel gran figo di Orlando Duque
Pranzare vegano nella patria delle bombette
Scrivere al buio sul cono di un trullo, sotto un miliardo di stelle, con un calice di vino bianco tra le mani
Fermarsi nel nulla cosmico della campagna pugliese per il selfie dell’anno: quello con un manifesto di Little Tony
Bere una Raffo davanti al porto di Taranto per ricevere l’ennesimo “venduta” dal mio amato hater di Dusseldorf
Scoprire l’esistenza della tromba di San Pietro e distruggerla in millemila pezzi per “allontanare l’invidia, tener lontane le malattie e far crescere belle sane le piante”. Mi sono guadagnata un cactus sempreverde.
Svegliarmi tra le colline marchigiane ascoltando Johnny Hooker
Pranzare con crescia e ciauscolo
Conquistare Milano con un’Enjoy ascoltando Radio Italia (come sempre il ringraziamento va a Valentina, la donna che riesce a rendermi più felice di un fidanzato biondo, intelligente e possidente)
Pranzare con due delle 6 persone che mi ricordano quanta fortuna mi ha portato questo blog. Dopo la fortuna mancano solo le palate di euro.
Tornare a casa per 24 ore e trovare le olive nere fritte
L’aperitivo bolognese a base di taralli di grano arso e melanzane sottolio consegnate da un ragazzo degno di un calendario Men’s Health e arrivate direttamente da casa Longo
Fare un bagno in un orario illegale – prima delle 10 – in Salento, in una spiaggia completamente deserta
Fare un bagno al tramonto, in Salento, in una spiaggia completamente deserta.

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E all’improvviso lui, o meglio, il suo ricordo, arrivato durante una seconda colazione in aeroporto a base di maritozzo. “Roma Nord”: queste le parole che hanno aperto un squarcio nel mio cuore, riportando tra i vivi il ricordo di tale Roberto, arrivato dopo Rinaldo e prima di Jeremy. Conosciuto a Paxos, perso a Paxos: un uomo di cui sapevo solo il nome e la provenienza, “Roma Nord”, da non confondere con Roma. Entrato prepotentemente tra i platonici amori estivi della mia vita mi ha finalmente illuminato sul fine sociale di Facebook: rincontrare i vecchi amici di scuola? Sticazzi, 3/4 li elimineremmo dalla faccia del pianeta col cianuro. Raggiungere in un nanosecondo i parenti lontani? Monicelli risponderebbe con due semplici parole: parenti serpenti. Il fine socio-umanitario di Facebook è semplicemente quello di far ritrovare nel mare magnum del mondo gli uomini dagli occhi azzurri conosciuti dopo 30mila cicchetti e sfuggiti per una serie di malvagissime coincidenze. Io non ritroverò mai più Roberto Roma Nord, ma voi, giovani fanciulle innamorate, ringraziate Zuckerberg e candidatelo al Nobel per l’Amore. Mark hai superato alla grande Marta Flavi all’epoca di Agenzia Matrimoniale, tanta stima.

“La femminilità è tutto. Depenno senza possibilità di revoca le donne sexy quanto Baby con il cocomero in mano.” Lì per lì non ho colto il riferimento cinematografico uscito dall’intellettualissima bocca di un fotografo con il quale solitamente parlo di guerre e Medio Oriente. Se qualcuno vi dirà mai “sei sexy quanto Baby con il cocomero in mano” ecco cosa intende, vi regalo la perla video. Nel caso fate così: stringetegli la mano, salutatelo e ricordategli che “Baby e il suo cocomero si trombavano Patrick Swayze.” E CIAO!

In 30 giorni sono stata in 13 città diverse, tra queste Taranto. Malinconica e consumata, un incrocio di voci, reti, strade sbarrate e vicoli affacciati sul mare, lasciata a se stessa, di quella bellezza disillusa che amo profondamente e che puntualmente mi fa entrare in fissa. Lontana anni luce dall’immaginario collettivo di “centro storico pugliese” tutto calce e fiori, Taranto è la città che più di tutte fa sbattere contro l’inettitudine della politica pugliese. Tristezza. Personalmente la trovo poetica, così come solo le città di mare sanno essere.

taranto

Busseto: Tiffany sticazzi se ad aspettarti c’è il culatello di Zibello. Sono arrivata nella bassa parmense per un weekend di totale perdizione fatto di rosso frizzante, colazioni a base di strolghino, tortelli fatti in casa e anatra; tre nomi da marchiare col fuoco sulla pelle: Salsamanteria Baratta, Trattoria Vernizzi e Osteria Ardenga. La mia personalissima legge morale votata alla gioia da cibo mi impone di dedicare un intero post a questo weekend, ma nell’attesa devo spendere qualche parola sulla Trattoria Vernizzi, il non plus ultra per quelli come me.

Appare quasi come un miraggio nel nulla cosmico della piana parmense, precisamente in quel di Frescarolo; nell’aria solo un delicatissimo profumo di maiale cresciuto a fango e ghiande, bòn.
Primo personaggio topico, Vittoria: la nonna emiliana che tutti dovremmo avere. Mi sono innamorata dei suoi tortelli dal taglio precisamente imperfetto, delle patate tagliate a metà e impiattate con interi arbusti di rosmarino, del tiramisù con il mascarpone fatto in casa. La trattoria “di una volta”, quella con il crocifisso e le foto in bianco e nero, quella in cui gira un po’ tutto il paese e gli over 70, in modalità Bud Spencer, hanno davanti un piatto di pisarei e fasò (pasta e fagioli gente, poesia). Secondo personaggio topico: Michele. Penso di averlo amato dopo 30 secondi netti, giusto il tempo di capire il suo animo da dittatore della tavola, l’oste a cui puoi solo dire “sai che c’è di nuovo? Fai come ti pare e uccidimi di cibo.” Arrivarono così il “salame dell’attesa” nonostante la premessa “partiamo con i primi, abbiamo pranzato con salame e culatello”, i tortelli, un piatto di pisarei e fasò “giusto ad assaggiare”, una quantità industriale di anatra e coppa al forno “per assaggiare un po’ di tutto” con un’intera piantagione di patate, in attesa del dolce un piatto di Parmigiano perché “a questo non si può dire di no” e dulcis in fundo il mio amato tiramisù. A completare questa immagine romantica un vino dall’etichetta epica e dei vicini di tavolo svinazzati e paonazzi. Top, punto. Conto: circa 50 euro in due, per la seria “la felicità si può comprare e costa solo 25 euro.”
Ed eccola qui l’immagine della felicità, sempre sfocatissima come da tradizione.
Trattoria Vernizzi – Strada Comunale di Frescarolo 24, Busseto (Parma)

trattoria-vernizzi-busseto

Questo quello che nel 2015 viene definito un “effetto collaterale”.

kuduz medici senza frontiere

Kuduz (Afghanistan) – Ciò che resta dell’Ospedale di Medici Senza Frontiere, colpito per 67 minuti dai bombardamenti Nato.

In 10 giorni ho perso 3 treni. Di solito in stazione quando non parlo con gli sconosciuti, scrivo. Quando non scrivo spendo soldi, rispettando un 50 e 50 equamente diviso tra minchiate e utilità. E così sono entrata a Feltrinelli con l’irrefrenabile impulso di comprare il milionesimo Volant Journal di Moleskine: questo l’acquisto minchione, ovviamente soddisfatto. A un certo punto lui, Kerouac. Avrò letto Sulla Strada circa una decina di volte. Mi era stato regalato, ma passa che ti ripassa ad amici in cerca della svolta ad un certo non è più tornato indietro; non potendo restare a vita orfana di Kerouac l’ho comprato e ho riniziato a leggerlo per l’undicesima volta. “A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.”  Kerouac è un po’ come Brezsny, ha il dono di riassumere alcune fasi della mia vita in 4 parole. Questo è.

Salutare l’autunno con un tuffo nel blu dipinto di blu? Yes, I can. Malta I’m coming.

Sono nel pieno della realizzazione di una nuova playlist, quella che dovrebbe evitarmi gli ormai noti colpi di sonno in aereo-treno-autobus. Aprirla con gli 883 o con i The 1975? Con “accanto a me c’è un gringo, uno straniero, mi chiede ‘Man, dove vai?'” o con “all we seem to do is talk about sex”? Ho scelto loro, ma l’ho fatto solo per Repetto.

    • Grazieeee rossa del mio cuore! Ti giuro, ogni volta che guardo questo video svengo dalle risate! Io dico che continua a fare queste figure da minchione anche negli USA :D E Pezzali con 50 kg di meno???

  1. Con tanto onore ti dico quello che già sai: venduta, e della peggio specie. Se non fossi così carina ti avrei già abbandonata per un altra blogger, anche una che beve la corona con il limone. Prima o poi ti conoscerò e quel giorno capiremo se è amore o un calesse trainato da maiali

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