Iran. Amo.

Rotto dopo solo 16 giorni. Record. Blu=felicità: da oggi e per sempre vivrò in bilico tra contentezza e gioia infinita. Cercherò comunque di accontentarmi, considerato che al polso ho da esattamente 10 mesi il bianco della purezza, che niente, non accenna a disintegrarsi. Felice e impura, a partire da questo 3 maggio 2016.

Scrivo tutti i giorni pensieri infinitamente lunghi, infinitamente pensati, infinitamente ad cazzum. Sempre, ovunque e comunque. Ho imparato anche a parlare a vanvera su Snapchat con una corona di fiori in testa, una luce alla Barbara D’Urso e gli occhi di un verde incredibile. Nonostante questo continuo scrivere, scrivere, scrivere e parlare, parlare, parlare, ho iniziato la giornata con un unico pensiero: con oggi sono esattamente 48 giorni di silenzio da pensieri ad cazzum. Vergogna. E così mi ritrovo alle 16.11 di un piovosissimo lunedì di maggio ad ascoltare Runaway Train, pensando e ripensando ai treni senza controllo e a quanto ami la parola ‘leggermente’. Davanti a me ho esattamente 21 pagine di Google aperte, una pagina word tra il bianco neve e il bianco candido da riempire con 2000 battute entro le 20, una cartella con 10 foto da modificare giusto per imbellire il mondo quel po’ che serve. Insomma, è il momento ideale per scrivere questo post. Chiaramente tutto inizia e finisce con una presa di coscienza: ho un problema con le consegne e cercare una scusa per rimandare il non rimandabile è, ad oggi, una delle poche cose che riesco a fare davvero con infinita maestria.

Ho comprato un biglietto per un treno senza controllo
come un pazzo che ride sotto la pioggia
leggermente folle, leggermente pazzo
comunque più semplice che sopportare il dolore.

L’incontro di un ovulo per metà coratino per metà lucano e di uno spermatozoo interamente barese ha portato tra i comuni mortali una vita rossa, mancina, con l’erre moscia, senza senso dell’orientamento, in grado di sopravvivere con meno di mezzo litro d’acqua al giorno. Questa vita ha però un’unica grande dote, quella di fidarsi del suo innato sesto senso in fatto di viaggi. Con l’Iran ho fatto centro un’altra volta. La butto lì con i prossimi sesti sensi, che preannuncio, non saranno i prossimissimi viaggi: Kosovo, Oman, Palestina. Chissà che QUALCUNO leggendo non decida di rendermi la donna più felice del mondo.

Sono stata in Iran, ma per molti ero in Iraq. Trascorrevo le giornate mangiando pollo e sorridendo in foto di perfetti sconosciuti, ma per molti ero tra le macerie intenta a scansare bombe e mine antiuomo. Ho coperto i capelli con un foulard lasciando volontariamente delle ciocche al vento in modalità diva di Hollywood, ma per molti ero in burqa h24. C’è confusione, ammettiamolo. Quindi no, nessuno ha osato palpare il mio prezioso fondoschiena, sicuramente meno prezioso di quello della Innocenzi; due donne possono attraversare in lungo e in largo l’Iran felicemente in solitaria e senza aver organizzato-prenotato assolutamente nulla; sì, una vita senza vino rosso e birra è incredibilmente possibile, difficile, molto difficile, ma comunque possibile; anche in Iran gli uomini subiscono il fascino della straniera; gli unici ‘problemi’ li abbiamo avuti con 2 tassisti. Ho amato il centro di Yadz, il naan appena sformato e il food kit degli autobus più di qualsiasi altra cosa. Insomma, queste sono all’incirca le risposte alle domande che mi vengono fatte da un mese a questa parte.

E comunque, un iraniano è riuscito a scrivere senza imputtanarsi Infoturismiamoci, impresa ardua per il 99,9999% degli italiani. Me inclusa. Arrivare a Teheran alle 5 del mattino ed essere accolti da un cicciottello così è un regalo di Allah.

iran

48 giorni riassunti in tre droghe.
Bologna: cotoletta alla bolognese.
Foggia: torcinelli.
Bari: sushi. Sia chiaro, il sushi di Silvia (la trovate come I miei colpi di frusta), l’unico – insieme a quello di Poporoya – in grado di donarmi un’immensa felicità.
Dimenticavo il salame del signor Balena, sottratto dall’abile figlia Rosy, impacchettato con amore su una scrivania di Noci e consegnato amorevolmente all’ingresso della stazione di Bari in attesa di un treno diretto a Milano. Signor Balena a buon rendere.

Robert Capa. Ancora lui, sempre lui. Il militante comunista che sognava di diventare scrittore ma che sfondò come fotografo. Questa in assoluto la mia preferita, scattata a Hankou in Cina: ha su di me l’effetto del valium, semplicemente perfetta.

robert-capa-hankou

Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire.
Alda Merini è poesia. Ho amato ogni singola parola uscita dalle ombre della sua mente, ogni verso istintivo di quel genio bipolare che la accomunava ad alcuni dei miei preferiti, Baudelaire, Hemingway, Dickens. Nelle ultime settimane ho pensato molto spesso alle parole da non dire e pochissimo, quasi nulla, a quelle da dire. Una frase infelice può accartocciarne dieci felici, capendolo si è già a metà dell’opera.

Ode alle gite della domenica.
Sono da 37 giorni di fila a Bari: li conto perché non capitava da circa un paio d’anni, li conto perché dormire nello stesso letto per 37 giorni di fila può destabilizzare quasi quanto cambiare letto ogni settimana, li conto perché ho una vita da homeless anche quando sono qui.
Il freelance appartiene a quella razza fortunata che in assenza di un cartellino da timbrare può iniziare la giornata lavorativa alle 10, l’essere che può onorare quel che resta delle antiche tariffe Ryanair partendo nel bel mezzo della settimana, colui che con un pc, un tablet e uno smartphone ha l’universo sotto controllo. Il freelance appartiene però anche a quella razza sfortunata che 6 giorni su 7 riceve mail urgenti alle 23, quello che non conosce esattamente il significato della parola “festivo” perché 24 ore di nullafare le ha circa 5 volte l’anno, quello che ha l’universo sotto controllo ma quasi mai la sua vita.
Detto ciò, le gite della domenica sono ossigeno. Freelance pugliesi scappate tra i fiori di Locorotondo, godetevi il tramonto dalla Basilica di Santa Maria Maggiore a Siponto lì dove il giovanissimo Edoardo Tresoldi è riuscito a mettere in piedi un vero spettacolo, andate a Monopoli a fare incetta di pesce o a Triggianello a mangiare le bombette Da Matteo.
Insomma, andate respirate e tornate.

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Donne se volete una vita felice trovatevi un uomo che sappia cucinare. Tutto il resto lascia il tempo che trova.
A 15 anni sognavo una vita con un attivista di Greenpeace. A 20 con un medico di Emergency. A 25 con un fotografo. A 30 con un attivista palestinese. A 33 ho capito che se un nobile ideale è accompagnato dalla nobile arte della cucina, ha tutto, tutto più senso.

Nella vita ho provato diversi tipi di tristezza, ma all’appello ne mancava una: la tristezza da ghostwriter.

Nella vita ho provato diversi tipi di gioia, ma all’appello ne mancava una: la gioia da treno deserto di domenica mattina, con il caffé in una mano, Chomsky nell’altra, Bill Withers nelle orecchie e un tappeto di mandorli in fiore a 140 km/h. Non so se definirla gioia da prima classe, gioia da sempliciotta o gioia da rientro, fatto sta che è gioia.

C’è stato un lungo periodo della mia vita in cui ero fermamente convinta di poter scalare i vertici della Sony come talent scout. L’ormai famosa bff Valentina potrà testimoniarlo. Penso che questa convinzione abbia infettato un altro Longo, quello bello, intelligente e con una laurea utile, attualmente residente a Bologna. Ora i talenti li scopre lui e in preda a raptus di inaspettata generosità li passa pure; questo l’ultimo, in loop da 3 giorni. Un testo inutile fatto di “I love you from the inside out, I love all the things that I don’t know about” e un ritornello ancora più inutile, ma come diceva Ruskin “ricorda che le cose più belle del mondo sono anche quelle più inutili: i pavoni e i gigli, ad esempio.”

Maggio è arrivato, San Nicola pure. Quest’anno andrò sulla sostanza e gli chiederò di farmi diventare mamma di un Volpino di Pomerania. Adieu.

  1. Finalmente, li aspettavo da 48 giorni! Ho aperto ogni mattina il tuo blog sperando di trovarli ormai ne sono completamente dipendente :D Bellissimi pensieri accompagnati da i mitici Soul Asylum, adorabile! Un abbraccio

    • Cara Antonia, che dire se non un GRAZIE profondo e sentito… ora che ho la tua mail ti invierò ogni mese un alert con il giorno di pubblicazione, mi sembra il minimo! Mi organizzerò anche per vincere un Totocalcio e dedicare interamente la mia vita alla redazione di pensieri ad cazzum, ormai è il mio unico desiderio (oltre quello di sposare Cannavacciuolo) :D Con un sottofondo tutto italiano (è l’ora di Toto Cutugno) ti mando un forte abbraccio :*

  2. Dopo averti conosciuta leggere questi pensieri ha tutto un altro sapore! Mi sembra di sentire la tua voce – con la tua adorabile erre moscia – leggere l’intero post e mi scappa un sorriso. Perché sei così tremendamente vera e piena di voglia di vivere! Amo il tuo modo di scrivere, è travolgente! Un abbraccione forte Robi! <3
    ps. potevano mica mancare i torcinelli dello Sherwood???

    • Alessia per favore, mi stai facendo emozionare eeeehhhh! Grazie tesoro, soprattutto per aver definito adorabile una delle cose che odio di più ahaahahahahahahahah! Ti giuro che appena ci incontriamo te lo leggo ad alta voce, è il minimo che possa fare :D Un bacione eeeenooormeeee :*

    • Vinco sempre, dovresti saperlo… ma quanto, quanto mi manca la tua idiozia, quanto??? Mi fa piacere che alla prima connessione utile piuttosto che dare cenni di vita al mondo leggi me, sei un orgoglio! Basta, torna a casa e andiamo ad ucciderci di Caroni, muoviti ❤❤❤

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