Armonia.
Di suoni, architetture, colori, sapori.
Semplicemente armonia.

A Grado il primo impatto è con l’aria.
Si sente l’Adriatico, ovunque: arriva nelle calli, passa dalle reti stese al sole, si attacca alla pietra, bacia i fiori.
Si sente la laguna: l’acqua circondata dalla terra, salsedine mista a tamerici.
Si sente il pino marittimo: fresco, legnoso, verde.
Tutto si fonde e si confonde, diventa ossigeno, aria.

La cura dei graisani parte dall’uscio di casa e sale verso i balconi: i fiori sono una presenza costante, a partire dal malvone, un dettaglio color pastello e dalle foglie a cuore. Si richiama il mare con l’azzurro delle persiane in legno, con originali decorazioni a tema marino o semplicemente con elementi presi in prestito alle onde e appesi alle porte. Amo definirle chiccherie ma, forse, sarebbe più corretto appellarli come dettagli d’amore. Il centro storico è l’emblema dell’attenzione di chi lo abita; mi ci sono persa nel primo pomeriggio, poi al tramonto e ancora all’alba per ripartire con la certezza di averlo fatto davvero mio.

Grado-centro-storico-dettagli

Si dice che Grado sia figlia di Aquileia e madre di Venezia.
Venezia rivive nel susseguirsi di piazzette che ricordano i suoi campielli, ma il castrum è anche piccole scalinate, arcate, edicole devozionali e bellissimi comignoli che svettano sui tetti rossi.
Chiuso al traffico appartiene totalmente ai pedoni, in gran parte turisti, divisi tra locande e caffetterie. Per incontrare i graisani e bere in loro compagnia una birra o un bicchierino di Santonego, la famosa grappa locale aromatizzata all’assenzio marittimo rigorosamente fatta in casa (quindi molto, molto difficile da portare a casa come souvenir), bisogna imbucarsi con infinita nonchalance in una delle tante ‘associazioni’ che animano il centro storico: ci sono i tavoli in legno, le partite a carte, le foto ingiallite, gli arredi vintage e tanti capelli bianchi, insomma, c’è tutta quell’autenticità friuliana resa ancora più originale dal graisàn, il dialetto più musicale in cui ci si possa imbattere.

Si incrociano basiliche fatte di archi, colonne in marmo greco e bellissimi mosaici.
Si incrociano biciclette ovunque perché ovunque, qui, puoi andare in bicicletta: costeggiando il mare o la laguna, pedalando o meno, con un cestino colmo di buste o un materassino da mare legato alla meglio, insomma, non importa, l’importante è averla perché qui tutti ne hanno una. Anche io. Quindi, siano benedette le piste ciclabili e tutte quelle città in cui un delicato campanello sostituisce un assordante e inutile clacson.

Grado-biciclette

Strette l’una all’altra, in un alternarsi di colori pastello, i pittoreschi casoni dei pescatori. Sono un po’ il simbolo di Grado, pronti a raccontare la vita di una città di mare unita alla terraferma da una sottile striscia di terra, pronti a restituire antichissime tradizioni mai dimenticate.

Alcune rivivono in cucina, tra pentole e pescato, lasciando al potere del piatto l’immaginazione; tra tutti il boreto a la graisàna, un piatto povero negli ingredienti quanto nella presentazione, un piatto nato dagli scarti, dal pesce invenduto, dall’aceto che ‘copre i sapori’ e da un’unica e sola spezia, meritevole di esaltarne ilsapore: il pepe. Lontanissimo da zuppe e brodetti, il boreto a la graisàna è IL piatto da ordinare. Ottimo quello dell’Osteria di mare Zero Miglia, gestito dalla locale cooperativa di pescatori, una garanzia per un pranzo o una cena a base di pesce tipico e freschissimo. Una barchetta di carta custodisce il menù, il bianco regna sovrano e ovviamente i tavoli sono a un passo dall’acqua. Testato personalmente il cefalo grigliato con pomodorini, olive taggiasche e pinoli su letto di burrata a 38°; imperdibile, per gli amanti del pesce crudo, le quattro specialità marinate servite sull’originale cassetta usata dai pescatori.

grado-casoni-pescatori

Chi viaggia lo fa solo per un motivo: stare bene.
Un desiderio semplice, forse un po’ scontato, ma non così facile da realizzare.
Ci sarebbero tanti motivi per prendere un aereo e volare a Grado: l’aria che sa di mare, il tramonto in laguna, i casoni dei pescatori, i fiori ovunque, il boreto a la graisàna. Ce ne sarebbero davvero infiniti, ma il primo e più importante è questo: Grado fa stare bene. Senza fronzoli, senza chiasso, senza artifici, fa stare semplicemente bene.

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