Peloponneso in moto. 14 giorni nella Grecia continentale tra insenature incontaminate, scogliere a picco e porticcioli fuori dal mondo. Itinerario, indirizzi, consigli e mappa del viaggio. 

L’ultima Peroni sul ponte. La brezza da aria condizionata. I sacchi a pelo. Napoletani e greci, greci e napoletani. Poissant in due. Nove ore in mare.

L’alba, forse anche prima. Si parte da zero, si arriva a 1.500 km. Un coast to coast che parte da Igoumenitsa, attraversa il Peloponneso e termina a Patrasso. In Vespa. Tra gli occhi e il mondo nessun finestrino, i colori sono nitidi e i profumi si sommano dandosi il cambio ogni 50 metri.
14 giorni, 14 tappe.

Peloponneso in moto: itinerario

Si attracca a Igoumenitsa. Primo caffè greco a Vonitsa, primo souvlaki a Missolungi, primo bagno a Corinto.

Oltrepassato il ponte di Patrasso è Peloponneso, l’altra Grecia. Qui non tutto è imbiancato dalla calce, l’azzurro è più nel cielo che sulle porte e i muri, molto spesso, sono orfani del fucsia bouganvillea. Qui la terra è brulla, i cipressi sono ovunque, gli ulivi una costante, gli aranci pure; un susseguirsi di valli e scogliere, vigne e montagne. Il turismo di massa è lontano anni luce: l’altra Grecia accoglie un bel numero di visitatori locali e diversi camperisti, come sempre lungimiranti. Piccoli villaggi di pescatori affacciati sul mare, città in pietra, baie dall’acqua indescrivibile, siti che parlano di storia, uomini, miti e leggende: è la Grecia alternativa e, secondi molti, assolutamente la più autentica.

Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e paesaggio. Ne abbiamo bisogno come l’aria che respiriamo.

Lui è Bruce Chatwin, un grande scrittore ma, soprattutto, un grande viaggiatore. A Chatwin devo l’amore per la letteratura di viaggio ma ancor di più il passaggio dalla vita inconsapevole alla vita consapevole. Chatwin scelse il Peloponneso come luogo del riposo eterno: chiese espressamente che le sue ceneri fossero sparse nel Mani, esattamente nei dintorni di una cappella immersa in un bosco di ulivi, dominante la baia di Kardamyli. Così fu.
Dovevo capirne il perché. Perché lì e non in Patagonia.

Nafplio: la prima capitale della Grecia moderna

Nafplio è la prima vera sosta nel Peloponneso. Affacciata su un piccolo porticciolo è un intreccio di stretti vicoli molto, molto animati: caffé, botteghe, boutique hotel e taverne, un tripudio di tovaglie a quadri e sedie colorate, souvenir e ricercato artigianato. La mattina è mare a Karathona: spiagge pubbliche con bagni e docce gratuite, un’autentica sorpresa subito accompagnata dalla grande speranza in un mondo migliore nel cuore di chi arriva da una regione quasi interamente trasformata in lido, in cui la parola doccia non è sinonimo di ‘acqua bene comune’ ma di ’50 cent fredda, 1 euro calda’. Il pomeriggio è Fortezza di Palamide, un’antica cittadella costruita dai veneziani sulla sommità di un promontorio roccioso: 8 euro di ingresso che valgono – davvero – l’incredibile panorama su Nafplio e sull’intero Golfo Argolico. La sera è cena da Ta Fanaria (13 Staikopoulou): calce bianca, dettagli verdi, cameriere da impacchettare e portare a casa ma, soprattutto, saganaki da applausi; nonostante la posizione prettamente turistica, una cucina semplice e di qualità.

Dove dormire a Nafplio

Hotel Nafplia: accogliente, pulito, a 5 minuti dal centro e assolutamente low cost (45 euro colazione inclusa).
Navarinou, 11

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Monemvasia: l’iceberg di roccia dai vicoli in fiore

“Un grande iceberg di roccia con pareti alte centinaia di metri a picco sul mare, collegato alla terraferma da una sola strada.” Si arriva nel moderno centro abitato di Géfyra, si attraversa la strada che taglia in due il mare e si prosegue fiancheggiando la roccia fino ad arrivare all’ingresso del kastro: spettacolare. Il borgo medievale è di una bellezza assoluta; curato, in fiore, panoramico, a tratti immerso in un silenzio semplicemente surreale, un susseguirsi di vicoli, case in pietra, nicchie e scale a chiocciola. La Città Bassa intrattiene con negozi di souvenir e tavernai, la Città Alta con le rovine e la fortezza raggiungibile inerpicandosi lungo un sentiero a tratti non segnato.

Dormire nei bellissimi (e costosi) hotel del kastro è un’esperienza; sicuramente più economiche le soluzioni di Géfyra, scelte non a caso da gran parte dei turisti. Se optate per questa soluzione, prima di tornare in paese concedetevi i dolmàdes di Matoula (Monemvasia 230 70), panoramica taverna con pergolato affacciato sul mare; per una cena a base di pesce fresco a prezzi sicuramente più popolari scegliete una delle taverne sulla spiaggia di Géfyra.

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Elafonissos: la Polinesia del Mediterraneo

L’unica isola toccata. Elafonissos ha qualcosa di diverso nei colori, nelle sfumature; qualcosa di umanamente inconcepibile. Il paradiso è quel luogo in cui ad agosto trovi spiagge quasi completamente deserte, dune morbide e incredibilmente bianche, gigli di mare a ridosso dell’acqua, una chiesetta sul mare, pesce freschissimo: Elafonissos è il paradiso. Non si può non partire dalla spiaggia di Simos, una delle più scenografiche della Grecia: due baie di acqua trasparente separate da un piccolo istmo di sabbia. Dal lato opposto, nella parte più bucolica dell’isola, Panaghia Ta Nisia (le isole della Madonna): ancora meno esseri umani, ancora più silenzio.

Come tutte le isole greche, Elafonissos custodisce il bianco, l’azzurro, la bouganvillae e, ovviamente, gli italiani: una piccola colonia impegnata nella gestione di guesthouse e ristoranti, riconoscibili dagli immancabili menù turistici in italiano a supporto dei pigri vacanzieri in Lacoste e Havaianas. Tra un calamaro ripieno a 14 euro e una frittura di alici al contorno di diamanti, il souvlaki di Trakena (Elafonisos 230 53), un piccolissimo locale alla unti e bisunti sul lungomare del paese: all’interno si gestisce la brace, all’esterno si aspettano pite e souvlaki comodamente seduti tra reti e pescherecci. Stra-consigliato a chi è in cerca di tavoli azzurri, tovaglie di carta, prezzi democratici da street food e mare a 10 centimetri.

Come arrivare a Elafonissos

L’isola si raggiunge con 2 euro e 10 minuti di traghetto da Pounta.

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La strada per raggiungere il Mani passa da Githio, in cui fermarsi giusto il tempo di una Mythos in uno dei tanti bar sul lungomare e di una passeggiata sull’isolotto di Marathonisi, quello in cui secondo la leggenda Paride ed Elena consumarono la notte di passione causa della guerra di Troia. Molte guide vi consiglieranno di fermarvi a Githio almeno per una notte, io no: tirate dritto e raggiungete Areòpoli.

Areòpoli: ingresso nel Mani tra tra lanterne e bouganvillae

Qui inizia il Mani, uno dei paesaggi oggettivamente più spettacolari del Peloponneso: un alternarsi di insenature incontaminate, roccia grigia, scogliere a picco e borghi piccolissimi, accompagnate da sterminati uliveti e dalle caratteristiche torri di pietra, disseminate ovunque.

Il Mani accoglie con una delle tappe più belle di questo viaggio, una città che prende il nome da Ares, il dio della guerra: Areòpoli. Ingiustamente oltrepassata da molti, ha fatto breccia nel mio cuore con la più bella bouganvillae di sempre, un’esplosione di fucsia tra la pietra lucidissima. Animata da bar e taverne, regala un passeggio tra lanterne e sedie colorate, facendo venir voglia di scoprire ogni angolo di questa piccola città. L’ouzo è da OI MOYPIES, la notte in uno dei tre curatissimi Studios Tivos (70 euro senza colazione), in pieno centro.

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A Mezapos non arriva quasi nessuno. Un’unica spiaggia – deserta – tra due alte scogliere, al massimo una decina di abitanti, nessun albergo-guesthouse-campeggio, una sola taverna gestita da una coppia sulla settantina; una sosta bagno con pranzo è un dovere morale.

Stoupa: dal mare turchese al souvlaki di Vassili

Risalendo per raggiungere Stoupa, innamoratevi dell’universo riempendovi gli occhi con Limeni, un piccolissimo villaggio a strapiombo sulla roccia bagnato da un mare incredibilmente turchese. Se viaggiate senza alcuna organizzazione-prenotazione, sappiate che ad agosto è quasi impossibile trovare posto: prenotate per tempo, perché una notte qui vale davvero la pena.

Stoupa è il porto sicuro, il paese in cui certamente anche ad agosto è possibile trovare (senza neanche troppo impegno) una camera ad un ottimo prezzo. Nikolaos, ad esempio, affitta le semplici camere del suo Melissa (Stoupa 24024) a 40 euro; annesso, l’omonimo ristorante-braceria, in cui il tenero gigante Vassili vi farà assaggiare un signor souvlaki. Kalogria Beach è lontana anni luce dalle tranquille spiagge di Elafonissos ma, basta allontanarsi dalla sabbia e fare pochi passi, per ritrovarsi tra scogli e mare cristallino in modalità into the wild: qui il mare, attraversato da continue correnti di acqua fredda, è a dir poco strepitoso.

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Porticcioli fuori dal mondo: Agios Nikolaos e Trahila

Ho trovato il mio posto nel mondo, ancora una volta. Anzi, due. L’innamoramento facile è un po’ il male di tutti i viaggiatori, traditori di natura: trovano un angolo di mondo perfetto, se ne innamorano, ma sanno già che basterà un nuovo biglietto aereo per tradirlo. E forse il bello è proprio questo. Agios Nikolaos è la sintesi della perfezione: un porticciolo fuori dal mondo, una vecchia pesa sul bancone del pesce, qualche taverna a ridosso del mare, un cielo pulitissimo. Pace per l’anima, nella più. Fermarsi un paio di notti in questo villaggio è un regalo per il cuore. Per una cena servita con gentilezza e un grande sorriso consiglio la taverna Hidden Garden.

Poi è arrivata Trachila, e qui, di nuovo l’innamoramento. Un altro piccolo porto del Peloponneso fuori dalle rotte comuni, fuori dal rumore, disteso e discreto; acque cristalline, falesie di roccia calcarea e un bar-ristorante, nulla più. Il bar è in realtà una cucina di casa con qualche tavolo affacciato sul mare: madre, padre e figlia cucinano, servono, sorridono. Seduta in veranda la nonna dal tuppetto bianco. Il caffè è accompagnato dai dolci tipici, la birra da un piatto di meze preparato con amore; prezzi da porticciolo fuori dal rumore: birra con meze 2 euro, caffè finalmente al di sotto dei 2 euro (1,50 per l’esattezza).

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La strada è un continuo susseguirsi di azzurrissime calette, che chiamano inevitabilmente al bagno. Sosta nella tranquilla Baia dei Delfini, il luogo in cui dare finalmente un volto al colore ‘acqua marina’. Da lontano, la bellissima Kardamyli chiude il cerchio. Conclusione: Chatwin, come sempre, non ne sbagliava una.

Le olive di Kalamata e la storica taverna di Koroni

Caffè a Porto Kalitsi, sosta shopping a Kalamata: impossibile non tornare a casa con le sue famose olive.
Il Mani passa il testimone alla Messenia ma, ormai, nel paesaggio sembra sempre mancare qualcosa. Un passaggio malinconico reso meno amaro dai meze della storica taverna del 1902 di Koroni. Un’esperienza fatta di fritto, tavoli straboccanti di piattini, sedie ovunque, birre e ouzo – ouzo e birre, camerieri con gambe baciate dal dono della velocità supersonica. Imperdibile. Koroni, costruito su un costone che digrada verso il mare, è vicoli bianchi, atmosfera rilassata, lungomare animato e in lontananza il castello, ancor più bello di sera.

Voidokilia: la famosa spiaggia a omega

Ci si rimette in viaggio per raggiungere la famosa spiaggia a omega di Voidokilia. Più affollata di tutte le cale visitate a partire da Nafplio, è innegabile che abbia un’acqua ‘da Grecia’ ma, quando le aspettative sono molto, molto alte, è facile incorrere in una leggera delusione. Così è stato.

Tappa a Pylos, il paese che domina l’estremità meridionale di una grandissima baia; souvlaki take away e ouzo a ridosso del porto naturale (chiuso quasi completamente dall’isoletta di Sfaktirìa).

Dove dormire a Pylos

Gestito da una gentile vecchietta in rotta con l’inglese, il Nilefs Hotel offre alcune camere semplici semplici ma davvero pulite; chiedete una di quelle al terzo piano, a una prima occhiata più curate delle altre (40 euro senza colazione).

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Olimpia: tra dei e turisti

L’ultima notte nel Peloponneso è ad Olimpia, niente di più lontano dai piccoli villaggi di pescatori e dai borghi a picco sul mare del Mani: qui è tutto a misura di turista, il composto gruppo organizzato che arriva in autobus e fa incetta di souvenir, poi passa all’Antica Olimpia, al menu turistico più all’ombra e di nuovo ai souvenir. L’Antica Olimpia, la terra che ha dato origine alle Olimpiadi, quella in cui Zeus organizzò i primi giochi olimpici per celebrare la sua vittoria sul padre Crono durante una lotta, resta comunque il più famoso sito storico dell’intero Peloponneso, motivo per cui è una tappa obbligata se si passa di qui. 12 euro l’ingresso, per trascorrere qualche ora tra storia e mito in un bel paesaggio riparato in gran parte dall’ombra degli ulivi. Tappe fondamentali: Stadio, Tempio di Zeus e Tempio di Hera.

A cena, il carinissimo e low cost Rodo, la scelta perfetta per un’ottima pita.

Dove dormire a Olimpia

L’Hotel Pelops (Varela, 2), arrivato dritto dritto dalla Lonely Planet, si trova esattamente di fronte alla chiesa. Accogliente, curato e con una buona prima colazione ricca di marmellate fatte in casa e succo di arancia (50 euro colazione inclusa).

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Consigli sparsi per affrontare il Peloponneso

40 souvlaki in 14 giorni. Merita una menzione speciale quello ‘indimenticabile’, arrivato nel bel mezzo del nulla a pochi km da Sparta, prima di un temporale estivo sfidato in Vespa. Nessuna taverna, bensì una stazione di servizio con una delle cucine casalinghe più buone di sempre: il souvlaki è accompagnato da olive e pane abbrustolito condito con l’ottimo olio greco e l’immancabile origano, i prezzi ovviamente bassissimi. Segnate la strada: Spartis Tripoleos, Tripoli 220 16.

Abbiate sempre dei contanti con voi. In questa parte di Grecia i gestori che accettano pagamenti con carte e bancomat sono davvero, davvero pochi. Considerate le ultime vicissitudini e il non roseo rapporto con le banche, le banconote sotto il cuscino sembrano essere la scelta preferita da molti, gestori di hotel e guest house in primis.

Attraversare il Peloponneso in moto ha riconfermato ancora una volta che felpa e k-way sono davvero imprescindibili, anche dove le temperature sfiorano i 40°.

Maps è stato un fido compagno di viaggio per 14 giorni. In un impeto di inaspettata bontà ho deciso di donarvi un itinerario da salvare: il Peloponneso in moto raccontato con icone, testi e foto direttamente su maps. Cliccando su ogni singola icona apparirà il contenuto collegato.

  1. Se qualcuno ama la Grecia molto probabilmente il Peloponneso ci ha messo lo zampino. Molte di queste tue tappe sono per me uno scrigno dei ricordi di quando ero un bambino al seguito dei genitori in camper (un furgoncino fiat 238 col tettuccio rialzato, altro che camper :-p). Sono contento di sapere che Mezapos non è cambiata per niente dai primi anni ’80, ma il mio posto del cuore nel Mani rimane Gerolimenas.
    Grazie per questo scritto che mi solletica la memoria.

    • Alessio i tuoi genitori appartengono alla categoria dei “camperisti lungimiranti”, viaggiare da bambini con un furgoncino Fiat 238 è un dono del cielo :D Hai nominato Gerolimenas… ci credi che appena tornata ho detto “bisogna assolutamente bissare per vedere Gerolimenas!”??? Non siamo riusciti a passare, mi tocca tornare, che peeeccaaaaatooo! Grazie a te per il commento e chissà, magari ci si incontra nel Mani tra qualche anno ;)

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