“A Cipro un freddo così non lo si vedeva da anni. Torna da Achille domani mattina, è davvero unico.”
Achille, il calzolaio che riparava le scarpe in five minutes, non l’ho mai incontrato. Il freddo di Nicosia sì. Un traumatico passaggio dai 18 gradi di Paphos allo zero della capitale in meno di 3 ore di bus.
Sono passati quasi 12 mesi. Per l’esattezza era il Capodanno 2016, quello trascorso in una vineria-karaoke gestito da una famiglia cipro-filippina (nei pensieri ad cazzum di gennaio il racconto dettagliato), quello iniziato con le lungimiranti parole di Alexander Graham Bell, arrivate su una piccola pergamena dopo una colazione a base di bacon e uova in camicia.

Quando una porta si chiude altre si aprono ma spesso passiamo troppo tempo ad osservare con rimpianto la porta chiusa tanto da non vedere quelle che si stanno aprendo per noi.

Scrivere dopo quasi un anno rende forse più oggettivi? Si è in grado di rispondere con più lucidità alla domanda “ci tornerei o no?”. Sì.

Natale a Cipro: tra i cafè di Ledra Street e i lahmacum take away

Un vecchio televisore, una radio anni ’50, colori nelle sedie, nelle cornici, nei vasi e nei cuscini. Lucine un po’ ovunque, cioccolata calda e cookies al cioccolato. Il Pieto Cafè (Ledra Street) è la prima di tante caffetterie calde, accoglienti, curate in ogni minimo dettaglio, incontrate a Nicosia; quelle in cui torni la prima, la seconda e anche la terza volta, quelle in cui passi le ore, sperando che inizi un temporale infinito che ti ‘costringa’ a rimanere lì ancora un altro po’, quelle che fotografi in ogni angolo e da ogni prospettiva, quelle che vorresti nella tua città, che non è Milano, non è Londra e neanche New York, ma del resto neanche Nicosia lo è, eppure… A Nicosia, complice il freddo che non si vedeva da anni, mi sono equamente divisa tra Pieto e Nero Caffè (5 Andrea Avramidi, Engomi) consumando una quantità indefinita di tè e carrot cake.

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Avrò percorso Ledra Street e le sue traverse un milione di volte. Qui ci sono i sopracitati bar, ci sono negozi senza infamia né lode, c’è Starbucks ma, soprattutto, ci sono loro, gli armeni di Avo Lahmajoun – Armenian Food (Onasagorou St.). Tutto è iniziato con il pork chop più saporito di sempre, per poi evolversi con il lahmacum – una pizza di carne tritata servita con una spruzzata di limone, di origine turca e molto diffusa in Medio Oriente – e un’onesta grilled steak: un take away che riesce a creare dipendenza, meritevole di risolvere un pranzo o una cena con meno di 5 euro.

La Linea Verde di Cipro e Nicosia Nord

Nel mio viaggio a Cipro la Linea Verde ha avuto un peso non indifferente. Mi incuriosiva l’idea di seguire il filo spinato, di passare il checkpoint, di essere con un piede nella Repubblica di Cipro e con uno a Cipro Nord; mi incuriosiva e l’ho fatto. Nicosia è, difatti, l’ultima capitale al mondo ad essere letteralmente divisa in due, da una parte i greco-ciprioti dall’altro i turchi-ciprioti, da una parte croci ortodosse dall’altro minareti, da una parte tzatziki dall’altro kebab. Due mondi divisi da una zona cuscinetto che parla di odio e abbandono, presidiata tutti i giorni h24 da un contingente ONU.

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Il passaggio da una parte all’altra è ormai semplice: raggiunto checkpoint bisogna solo assecondare un annoiato controllo passaporti, in uscita e in entrata. Il checkpoint pedonale di Ledras Street si lascia alle spalle i bei locali greco-ciprioti per ritrovarsi, in un solo passo, nella parte turca e nel clou della trappola turistica per eccellenza: il contraffatto regna sovrano, dalle borse ai jeans, e poi calamite, magliette, spezie vendute a peso d’oro e occhi di Allah di ogni genere e forma. Nuovo paese, nuova moneta. Per scoprire un po’ la vera anima di Nicosia Nord bisogna allontanarsi di qualche centinaio di metri, raggiungere la Moschea Arab Ahmet Pasha e cercare un buon kebabbaro. Se lo trovate pregatelo di non affogare nel vostro kebab un intero cespuglio di prezzemolo, questo il mio consiglio più sentito . Concludere il tutto con un tè o un caffè turco è imprescindibile, mi sembra ovvio.

L’anima che cerco, come sempre, è nelle strade meno battute. Quelle con una fila di poltrone fuori dalla porta di casa, affacciate su un improvvisato campo da baseball in modalità ‘l’abbonato Rai ha sempre un posto in prima fila’, quelle con le porte colorate e i tricicli sull’uscio. Cipro Nord ha delle bellissime spiagge selvagge, o almeno così mi hanno detto, quindi sì, Cipro a Natale è una Cipro a metà.

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Si passa da una parte all’altra della Linea Verde con una semplicità incredibile, e all’inizio tutto ciò può anche provocare un sano orgasmo da viaggiatore assetato di novità. All’inizio. Fortunatamente servono poche ore per far pace con il senno: nel 2016 esiste ancora una città divisa da un muro. Esiste ancora della terra divisa da una zona cuscinetto. Esiste ancora una sola nazione con due diverse monete. Esistono morti atroci per una non-causa, come quella di Tassos Isaac e suo cugino Solomos. Esistono checkpoint e filo spinato. Alla fine ne resta un’esperienza triste, addolcita solo da un baklava da una parte e da un lokum nell’altra. Ma sinceramente, non basta.

Capodanno a Cipro

Mi sono persa, lo ammetto. Se sei arrivato fin qui vorrai sicuramente capire se vale o meno la pena andare a Cipro tra Natale e Capodanno. La questione ‘notte di Capodanno a Nicosia’ è una sorta di mistero di Fatima: il proprietario di una piccola bottega, a cui avrò lasciato circa 10mila euro in cambio di 10mila calamite, mi aveva illuso parlandomi di strade gremite, spettacoli pirotecnici degni dei famosi fuochi di Sidney, ragazzi ovunque, locali aperti e trenini capitanati da Raffaella Carrà. Nulla di tutto ciò. Ho trovato una Ledra Street deserta, una città fantasma, solo 3 locali aperti. La svolta si trova ovunque e comunque, questo è chiaro, ma se cercate situazioni alla Trafalgar Square, Cipro a Capodanno non fa assolutamente per voi.

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Non resta che aprire l’anno con un pranzo a base di meze e un hammam da Omerye (8 Tyllirias Square), godersi un tè bollente tra quelle strade ormai familiari, concedersi l’ultimo cespuglio di prezzemolo e tornare ai 20 gradi di Phafos. Ma questa è un’altra storia.

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