Capitolo I: pain au chocolat

Di Parigi ho amato il pain au chocolat. Non è il nostro saccottino, non è un semplice croissant. È pain au chocolat, punto.

Non sono salita sulla Torre Eiffel, non sono andata al Louvre e, sugli Champs-Élysées, ho mollato alla vetrina del settimo negozio. Bugia, del quarto. Lo shopping è roba d’altri. Così come le città dall’alto e la bellezza goduta in fretta e furia perché “non c’è tempo di fare tutto”.

Non avere tempo è una manna dal cielo. Devi scegliere. Pensare e scegliere.

Capitolo II: il Musée d’Orsay

Ho scelto il Musée d’Orsay. Forse non dovevo aspettare il tramonto dei 33 anni e l’alba dei 34 o forse sì, non lo so. Certo è che davanti al Bal au moulin de la Galette di Renoir o Les Coquelicots di Monet, gli occhi sono diventati lucidi. Non mi capitava dall’ultima mostra di Robert Capa. La parola bellezza è un po’ inflazionata, ma in alcuni casi è davvero l’unica in grado di sintetizzare armonia e perfezione.

Capitolo III: Montmartre

Il giorno del mio 34° compleanno ho scelto Montmartre, in principio villaggio di contadini e mulini a vento bazzicato nei secoli da artisti in cerca di ispirazione, votati all’assenzio e alle prostitute di Pigalle. Montmartre è indicibilmente turistica, gli spaghetti alla bolognese abbondano e no, non sono salita in cima al Sacro Cuore. Ma ho trovato esattamente quello che cercavo.

Un pain au chocolat al tavolo di una boulangerie color Tiffany, l’edera, una buona birra artigianale, le panchine al sole e la versione Grammy dei Neri per Caso. Librerie impolverate, gallerie d’arte e un’adorabile atmosfera bohémien. Ho girovagato, esplorato e osservato, tutto qui, onorando perfettamente quelle sette parole tatuate sul mio braccio sinistro: flâneur. Sono partita dagli artisti di Place du Tertre per arrivare, praticamente, ovunque.

Montmartre-Parigi

Capitolo IV: crepes e galettes

Parigi e le galettes. Volgarmente dette crepes salate, l’apoteosi del burro che arriva dritta al cuore. Formaggio, prosciutto e champignon la mia preferita.
Parigi e le crepes. Rigorosamente al cioccolato, grazie. Conclusione, in Rue du Montparnasse, la via delle creperie bretoni, ho appagato la voglia di crepes per i prossimi 12 anni.

Capitolo V: il romanticismo

“Sarà un viaggio romanticissimo, credimi.” “È sempre grigia, ma la pioggia non fa che renderla ancora più romantica.” Per fortuna credo a pochi e mi fido solo del mio strano sesto senso. Non ho assolutamente trovato Parigi romantica, no. L’ho trovata riservata e dai modi eleganti, ma non romantica. Sarà colpa del cielo azzurro e dell’amico sole che spazzava via la consueta pioggia? Chissà.

Capitolo VI: la Torre Eiffel

Capitolo Torre Eiffel. Arrivando in bus dall’aeroporto di Beauvais mi è apparsa in lontananza appena entrata in città. Mi ha emozionato, devo ammetterlo. Non sono fan di tutto ciò che sembra di conoscere perché visto e rivisto in film, riviste e pubblicità di ogni genere e sorta, ma questa volta non è andata così.

Parigi-Torre-Eiffel

Capitolo VII: lo specchio

Parigi è lo specchio della geopolitica attuale. Ho incontrato più rifugiati siriani tra le strade di Parigi che tra quelle di qualsiasi altra città battuta negli ultimi mesi. Dalle 23 in poi negli angoli più riparati è un susseguirsi di coperte e cuscini, valigie consumate e scarpe spaiate. Ho visto spuntare da queste coperte troppe piccole teste. Ho visto un padre dare la buonanotte a suo figlio giocando con un aeroplanino. Destabilizzante ed emotivamente difficile da assimilare. Tutt’oggi.

Capitolo VIII: consigli su Parigi

Non aggiungerò molto al mare magnum di informazioni su Parigi che popolano la rete, lascerò solo un paio di note e consigli qua e là, certa che ognuno la vivrà in modo diverso.

Aeroporto di Beauvais

Dista circa un’ora e 15 minuti di bus da Parigi. Il biglietto ha un costo di € 15,90 e può essere facilmente acquistato dalle macchinette automatiche che si trovano nel terminal 2 o all’esterno, di fianco alle navette in partenza (circa una ogni 15 minuti). Lascia a Port Maillot. Al ritorno, sempre da qui è consigliabile prenderlo 3 ore prima del volo. L’Aeroporto di Beauvais non è certo nella top 10 dei migliori aeroporti del mondo, ma neanche in quella dei peggiori (come, invece, quelli di Parigi Charles De Gaulle e Orly), consoliamoci! Wi-fi gratuito e ottima baguette al formaggio, tanto basta per essere felici.

Dove dormire a Parigi?

Una domanda che tormenta tutti i viaggiatori, in primis per il costo elevato di hotel e appartamenti. Personalmente avevo un unico obiettivo, quello di essere a due passi da Montmartre. Sei ore di ricerca mi hanno portato a scegliere l’Ibis Parigi Montmartre 18ème (5 rue Caulaincourt) a pochissimi metri dalla fermata metropolitana di Place de Clichy e dal Moulin Rouge, nonché a meno di 3 minuti dai vicoli di Montmartre. Ciò che su Booking era a 380 euro (una matrimoniale per 3 notti), sul sito della catena era a 223 (inclusa la tassa di soggiorno). La mia camera si affacciava sul cimitero di Montmartre, esattamente sulle tombe di Degas e Stendhal, penso non ci sia altro da aggiungere.

Dove mangiare una buona galette a Parigi?

Certamente nell’animato Quartiere Latino, da Au P’tit Grec (68 rue Mouffetard). Street food straconsigliato. Nella stessa via dalle 17 alle 20 circa scatta il momento Happy Hour, l’unico in cui potrete bere una sacrosanta birra a meno di 7-8 euro. A Parigi, ogni goccia di birra e acqua vale quanto una di oro.

Dove pranzare a Montmartre?

Vi consiglierei Le Petit Moulin (17 rue Tholoze), location del mio primo pranzo da novella 34enne. Arredo vintage, fiori secchi, tavoli in legno e, al secondo piano, finestre affacciate su una carinissima via di Montmartre. Dalle 15 in poi, birra artigianale a 4 euro.

 

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