3.381,7.
I km che mi hanno diviso dai bilanci di fine anno, dal discorso di Mattarella, dal countdown. Dai sacchetti di plastica a 0,02 cent.

530.
I km percorsi in treno, da Marrakech a Fés. Quando il mondo ti scorre davanti e la vita ti chiede di non far niente è tutto più semplice. Non far niente è una gran cosa, sì. Gli occhi passano da un aranceto a una cicogna, il profumo del caffè, le parole di un libro, due mani incrociate. Un tempo sospeso, in quel nulla che in quel momento è tutto.

31 dicembre 2017
In questo giorno di inspiegabile euforia e monotone aspettative, non ho sentito il bisogno di ripercorrere i 365 giorni passati, non ho sentito il bisogno di pensare ai 365 che mi aspettano. Ho, però, sentito il bisogno di iniziare la giornata con un batbout imburrato e un caffè americano. Ho sentito il bisogno del sole sulla pelle dopo ore nell’ombra dei souk. Ho sentito il bisogno di non tradire la tajine di pollo con olive e limone. Ho sentito il bisogno di toccare ogni stoffa, scegliere i colori più belli. Cambiano i bisogni, si ridefiniscono le priorità.

Sarà per il mio morboso attaccamento al continuum e a tutto ciò che non presenta un’interruzione della continuità, ma non ho sentito il bisogno scrivere l’atteso commiato di fine anno. Quell’inutile elenco di ricordi e propositi di cui il mondo è pieno, quasi sempre seguito dall’oggi come ieri. Non andrò in palestra, mangerò patatine e cioccolato appena potrò, non ho iniziato il corso di arabo scaricato 3 anni fa. Continuum.

Souk_fes

1 gennaio 2018
Non ho sentito il bisogno di ricominciare, piuttosto di continuare.
Ho sentito il bisogno di seguire emeriti sconosciuti in improbabili vicoli, in improbabili case, in improbabili botteghe. Mi sono fidata ed è andata bene, come sempre. A chi si fida del mondo, il mondo regala sempre qualcosa. Non può deluderti, non deve; è una sorta di tacito accordo in cui se tu dai, lui restituisce. Un sorriso, una foto rubata, un bacio in testa, una mano sul cuore, un momento di vita inaspettato, fuori dal comune ordine delle cose. Nel bene e nel male, ti restituisce sempre qualcosa.

2 gennaio 2018
Ho sentito il bisogno di scrivere, ma non l’ho fatto. Non ricordo sia mai successo negli ultimi 10 anni. Tento ogni giorno di scrivere qualcosa, a volte è qualcosa di bello, a volte no e allora finisce in una cartella che ad oggi conta 1430 file. “Le brutture lasciamole agli altri, strappa il foglio e ricomincia” era il 2007 e ricominciavo a scrivere per poi strappare e ricominciare di nuovo. All’infinito. Lo faccio ancora e lo farò sempre.

Ho sentito il bisogno di essere presente a me stessa, con sincerità. Di non perdermi in parole inutili, scontate, di circostanza, vacue. Ho continuato a vivere il silenzio, ad amarlo, a rincorrerlo. Il silenzio mi ha insegnato a non cercare il consenso ma a costruirlo ogni giorno, lentamente, dentro di me. Mi ha insegnato a proteggere ciò a cui tengo davvero, ad ascoltare, a pensare. Mi ha insegnato anche ad incazzarmi con classe, cosa non da poco e non da tutti.

Fes_panoramic

Il 27 dicembre ho fatto colazione su una terrazza di Marrakech, il 29 ho camminato tra le candele nel buio pesto di un’ex prigione di Meknes, il 31 ho brindato con 6 francesi e 2 marocchini in un riad di Fès. Champagne vs Fanta. C’è stato il tramonto a Jemaa El Fna, Fès dall’alto, una foto scattata da un tassista. Teste di capre, galline, muli da scansare, gatti ovunque. Vicoli e piazze, pashime e ceramiche, caldo e freddo, confusione e pace.

Si chiama viaggio. E, davvero, rende tutto più semplice.  

Con il solito ritardo che mi contraddistingue, buon nuovo anno di vita. O buona continuazione.

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