La Spagna non mi ha mai ispirata, Madrid, in particolar modo.

Provo a dare una giustificazione: penso al suono alle troppe “d” all’interno della parola Madrid, ma non regge.

Alla tauromachia? Al reggaeton? O forse perché ripenso al corso di spagnolo a cui mio fratello mi iscrisse e che non ho mai seguito?

Nemmeno. Non ho giustificazioni.

Adesso, però, pago il pegno per non averla visitata prima. È come quando ti innamori di qualcuno, dei suoi particolari, delle sue singolarità e pensi – “Come ho fatto a vivere senza per tutto questo tempo? Dove sono stata finora?”

Sì, perché Madrid ha un dono magico, accende quella parte di te che non hai mai avuto modo di conoscere, con la quale non ti sei mai confrontata, e, quasi sempre, quella parte è bellissima.

Ho conosciuto una nuova me, quella che non si sente una sciocca a danzare per strada insieme ai madrileni all’ora del crepuscolo.

Ma ho anche ritrovato la me di sempre, quella che si incanta davanti ai decoratissimi azulejos, quella che prova a interpretare le storie di persone incontrate per caso e pensa – “Cavolo! Avrei dovuto seguire quel benedetto corso di spagnolo di Babbel” – quella che si ferma a sentire la leggerezza del vento nel parco Tempio di Debod e si perde a contare i colori del cielo.

azulejos_madrid

Madrid mi ha emozionato.

E poi i madrileni sono bellissimi: incrociare le loro storie, i sorrisi pieni di vitalità, i racconti intermediati sempre da una fragorosa risata, la loro gentilezza, tutto, davvero tutto, è un ricordo commovente.

Visitare Madrid è come andare al tuo concerto preferito. Ti riempie di energia, di vita, è una rivoluzione dell’anima.

Ecco, Madrid è rivoluzione. I madrileni hanno la rivoluzione nel sangue. Lo insegna la storia, lo raccontano loro quando giustificano (come se si dovesse giustificare) la loro prorompente voglia di vivere o quando spiegano il motivo dei loro ritardi temporali: “Francisco Franco – dicono – nel 1942, decise di far coincidere l’ora di Madrid con quella di Berlino e Roma, a causa delle sue simpatie verso Hitler e Mussolini.”

Ecco perché a Madrid si pranza dopo le 14:00 e si cena dopo le 21:00, quando c’è ancora il sole.

E così, tra un racconto e l’altro, a Madrid mi sono sentita me stessa. Mi sono sentita bene. Ovunque. In ogni momento.

Questa è la magia che ho provato a Madrid e che prova chiunque: quel senso di libertà, non inteso nel senso ricorrente della parola, ma piuttosto come adeguatezza: sto bene qui e sto bene ora.

Non ho dimenticato niente, anzi meglio dire, non ho scordato niente: è tutto nel mio cuore, oltre che nella mia mente. Ricordo i nomi delle vie, le volte che mi sono persa tra i vicoli, le volte che ho alzato il naso all’insù alla ricerca dei dettagli perfetti, ricordo i minuti attesi ad aspettare i bus, (sempre pochissimi, ecco perché li ricordo), il sapore unico delle tortillas delle 19:00, la letizia del sorseggiare il Tio Pepe.

Ho preso tanti appunti, più del solito, sparsi su carte di caramelle, tovagliette, fogli e foglie.

Li lascio qui, nello stesso ordine con cui li ho presi, con lo stesso sentimento felice.

1. Carta assorbente dei churros spagnoli

Esiste la felicità vera? Sì, si chiama Chocolate con churros. Visita Madrid anche solo per questa delizia. La pausa perfetta che rende la vita magica.

2. Biglietto della metro – Linea 4

A Madrid i mezzi di trasporto sono super efficienti. Con la metro potrai raggiungere ogni luogo in poco tempo e in tutta comodità.

3. Pagina 25 settembre 2016 della mia Moleskine

Guarda la traiettoria del sole, da Est a Ovest. Quante ore sono passate? Tante. Forse perché il sole si sofferma più a lungo dove c’è vita vera, dove c’è bellezza da illuminare.

visitare_madrid_square

4. Sassolino preso dal Tempio di Debod

Visita i parchi. Mi piace pensare che la natura svesta l’anima nuda degli uomini. Nella città ci sono i corpi, coperti e inarrestabili, nei silenzi della natura c’è lo spirito, intimo e sensibile.

5. Tovaglietta sporca di un bar di tapas

“Barriga llena, corazón contento”
Pancia piena, cuore contento. Avevo capito la seconda parte della frase, la prima no, poi Salvador ha provato a spiegarmi che per i madrileni le parti più importanti del corpo sono la pancia e il cuore perché accolgono felicità e la riflettono sullo spirito. Quanto è vero.

6. Culaccino della cerveza

A Madrid l’ora del tramonto è sinonimo di cerveza. Cosa contenga non l’ho capito; luppoli e alcol non credo. Piuttosto, è la ricetta perfetta della felicità.

7. Volantino di un invito a un gay pride

Ricordati di ascoltare le persone. Segui la strada, una qualsiasi e non avere paura di perderti. Osserva le case, guarda le finestre, il colore delle loro tende, fatti travolgere, fatti avvolgere.

Fidati del mondo. Segui i consigli, le risate nei vicoli bui, segui l’irrefrenabile voglia di vivere fuori dal comune.
Vedrai che in qualche modo Madrid ti restituirà sempre qualcosa di bello e inaspettato.

8. Foglia presa per strada di via Paseo del Prado

Un signore anziano mi ha sorriso e mi ha detto qualcosa da lontano quando ho racconto la foglia su cui ho scritto questo appunto.

Non ho capito cosa mi ha detto, me lo domando tutt’ora.

In quel momento però ho capito che la bellezza di Madrid è soprattutto nelle parole dei suoi abitanti ed io, in quel momento, ho perso un attimo di bellezza e farò in modo che non si ripeta più.

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