Words

Di più.

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31 dicembre 2018.

Il 31 dicembre 2018 mi sono state regalate due parole: di più.
Non mento e non esagero quando dico che si è trattato di uno dei regali più belli ricevuti finora.

A farmelo è stata Giovy. Il mondo dei viaggiatori la conosce bene, perché lei viaggia, viaggia tanto e viaggia mossa da una curiosità inconsueta, ma soprattutto perché è un vulcano di sapere.

Ero in Libano, su un minibus sconquassato diretto a Beiteddine, quando ho letto la mail e le parole che Giovy aveva deciso di regalarmi per questo 2019. Non avevo mai ricevuto delle parole, scritte, così belle. Non entrerò nel dettaglio e non scriverò perché aveva scelto di dedicarmi proprio “di più” ma di certo, da quel giorno, ho cercato di impegnarmi nel fare quello che Giovy mi chiedeva.

A quella mail non ho mai risposto. Non pensavo di meritarla, almeno non in quel momento, in cui mi sentivo solo tanto infelicemente approssimativa. Ci ho pensato a lungo, ma non trovo un altro aggettivo che riesca a spiegare meglio il mio stato d’animo d’allora. Approssimativa in tutto quello che facevo. Rispondo a Giovy qui, ora, ringraziandola per aver contribuito ad accendere quella miccia che mi ha portato a stravolgere un pezzo di vita e dedicandole la mia parola per il 2020: purezza. Lei è un animo puro, di quelli che vi auguro di incontrare almeno una volta nella vita.

Di più

1 gennaio 2019.

Il primo gennaio 2019 passeggiavo sul lungomare di Beirut.

Avevo solo un desiderio, quello di non tornare a casa. E non parlo di quella malinconia che ti incupisce quando sai che un viaggio incredibile è quasi giunto a termine, no, era un malessere quasi fisico, a metà tra nausea e debolezza.

Libano

Maggio 2019.

Quattro mesi dopo ho deciso di prendermi una pausa dal lavoro, o meglio, da una parte del mio lavoro, quello di Social Media Manager. Era solo una parte del tutto, ma sentivo di esserne stata totalmente travolta.

Non sono la prima e non sarò di certo l’ultima, pare che capiti davvero spessissimo a chi si occupa di gestire la comunicazione altrui, ma non ne potevo più delle notifiche, dei WhatsApp ad orari improponibili, dei post di Natale, di quelli per il Black Friday. Volevo godermi un’influenza senza il pensiero del post da pubblicare assolutamente o della newsletter da inviare immediatamente. Le parole iniziavano a sembrarmi tutte uguali e questo, per chi scrive, è una coltellata. Avevo in parte perso il contatto con la realtà. E poi, volevo del tempo: per me, per gli altri, per leggere, per cucinare, semplicemente per perderlo.

Ho sempre tifato per il “poco ma bene”, anzi, benissimo, piuttosto che per il “tanto ma male”. Sentivo di aver perso la rotta anche in questo.

A gennaio 2019 gestivo tot. account di tot. clienti, esattamente 7 mesi dopo partivo per l’Argentina senza il pensiero di quegli account.

Social Media Crisis

13 Luglio 2019.

Dei mesi da gennaio a giugno ricordo davvero poco.

Non ricordo come ho festeggiato il compleanno, cosa ho letto, che weekend mi sono regalata. I miei ricordi sono legati solo al lavoro, ai progetti, alle docenze, ai post da pubblicare sul blog.

Una bolla esplosa a luglio, precisamente il 13 luglio, giorno del concerto dei Muse. Zoppicavo, faceva caldissimo, ero passata direttamente da un matrimonio in spiaggia a un aereo, avevo sonno e in metropolitana vivevo nell’incubo che l’orda di persone dirette a San Siro saltasse tutta, contemporaneamente, sul mio alluce quasi fratturato. Ma la bolla è esplosa.

Da Agosto in poi.

Ad agosto, dunque, c’è stata l’Argentina. Appena rientrata l’inizio di una nuova docenza, poi un’altra. Insegnare mi piace, lo scambio è reciproco: io do qualcosa ai ragazzi, i ragazzi danno qualcosa a me. Può essere una confidenza, la richiesta di un consiglio, la condivisione di un progetto, una presa di coscienza, ma c’è sempre uno scambio. Questa cosa mi mancava. Nel frattempo ho fatto pace con le notifiche, con Facebook, con l’adv su Instagram: insegnare Social Media Markenting mi ha ricordato perché amo follemente la condivisione.

Sono tornata a scrivere come volevo. Sono settimane che non mi schianto su una pagina bianca che resta tale.

Ad agosto leggevo Giraterra di Folco Quilici, a settembre A Buenos Aires con Borges di Stefano Gallerani, ad ottobre le Mille e una notte, a novembre Napoli mon amour di Alessio Forgione. C’è un però. Non ne ho finito neanche uno.  A dicembre ho iniziato La casa della moschea di Kader Abdolah: solo l’Iran può aiutarmi ad uscire da questo impasse. Vi dirò.

Iran

Passo più tempo in cucina. Mi piace.

Sono quella del bulgur e delle carote alla marocchina, del pollo al curry e delle chips di cavolo nero. Ho riscoperto l’amore per i vinili e l’ho unito a quello per il buon vino. La scelta cade sempre sullo stesso sottofondo musicale, riempio un calice e cerco di creare qualcosa di mangiabile. Vabbè, creare è un parolone. Nei prossimi viaggi voglio regalarmi delle cooking class, ma vorrei iniziare a Roma con uno dei corsi di cucina persiana di Saghar Setareh, conosciuta su Instagram come @labnoon.

Roberta Longo blogger

Grazie a Mariachiara (Montera, su Instagram la trovate come @maricler) ho riscoperto la gioia di camminare ascoltando podcast. Ri-scoperto perché un paio di anni fa, complici le millemila ore trascorse in treno, i podcast erano inseparabili amici di (dis)avventure. Ne ho scritto anche uno, che magari potete ascoltare se avete tra le mani un biglietto per Marrakech. Lingua, il podcast di Mariachiara è una centrifuga di storie, emozioni e sentimenti. Se state cercando un podcast, un bel podcast, vi consiglio di regalarvelo.

Il tempo.

Questa questione del tempo da vivere non l’ho maturata quest’anno. È stato un lungo processo, che devo a un amico.

Qualche giorno fa ho trovato questo articolo di Giuseppe Civati: sembra quasi uno scherzo, ma inizia così “Abbiamo parlato ultimamente di macchina del tempo, lo abbiamo fatto spesso, perché è un momento in cui tutto sembra tornare. Anche se purtroppo non sempre è così.” Il mio amico era anche suo amico. E il tempo è l’unica cosa davvero nostra. Il tempo non è quell’orologio alla parete.

Tempo

Consapevolezza.

Mi sto costruendo, di nuovo e ancora. Nella mia vita non c’è monotonia, ma non ci sono neanche tante certezze. Però una cosa c’è ed è quella che più di altre mi sono impegnata a raggiungere negli ultimi anni: c’è tanta consapevolezza. Parlo della mia mente. Consapevolezza di quello che voglio e di quello che non voglio, di quello che mi piace e di quello che rifiuto, di chi amo frequentare e chi no, della persona che voglio essere, di quella che sono. Sono consapevole delle mie idee, del mio sapere, della mia cultura. Non ho mai, mai remore nell’esporre un pensiero. Questo mi fa sentire adulta, in tutti i sensi.

Ripenso al decennio tra i 20 e 30 anni: anni divertenti, certo, ma in cui mi specchio senza riconoscermi davvero. Forse capita anche a voi e forse, anche a voi, capita di tirare un sospiro di sollievo pensando a quello che siete diventati.

Alla fine.

È stato un anno strano. Lungo, diverso, allegro da morire, triste da morire. Non riesco a ripercorrerlo interamente, ma non importa.

Ho scritto questo post per caso. Volevo scrivere ancora dell’Argentina, far seguire al racconto di Buenos Aires il nostro viaggio verso nord. Poi ho ricevuto un messaggio che mi ha annebbiato le idee, i ricordi, il senso di quello che volevo dire. È solo un post, ma vuole essere un abbraccio a un’amica.

  1. Roberta è l’unica che mi inchioda in ufficio alle 20.22 a leggere un post di un blog da PC.
    Quella del postare un commento è un’attività che, chi mi conosce sa, definisco ” MOLTO 2012″- anno in cui ho incontrato INFOTURISMIAMOCI. Non si può aggiungere altro alle sue parole. Ha detto tutto. L’ha detto perfettamente. Ovviamente è una brava scrittrice e come tale ha inserito un dettaglio sul suo anno che vorrei avere di più nel 2020. Basta Roberta. Voglio una cena adesso, non i soliti taralli e buon vino che mi offri da te.
    ahhahaha :P Tuo Ezio

  2. Tesoro mio, mi hai fatta piangere e ti ringrazio moltissimo per le tue parole. E per quella parola: purezza. Io ti dedicheremo quel “di più” anno dopo anno. Perché tu sei come uno splendido albero sempre pronto a crescere.

  3. Mi unisco alle parole di Giovy e a quelle di Ezio.
    Un commento sul blog farà un po’ 2012, ma è sempre molto gradito.. e oserei dire più sincero di tutti gli altri commenti online.
    E sì, anche per me VALI di più. Cuori infiniti per te!

  4. Anno di cambiamento anche per me, Roby. Condivido molte delle sensazioni che – come sempre- hai descritto egregiamente. Un abbraccio e che il tuo 2020 sia ancora più ROCK!

  5. Mi aggrego all’ok d style dei commenti sul blog da brava nostalgica, piacevano così tanto anche a me! Che dire è complicato e posso capirti, infatti io ho mollato subito, quasi ancor prima di iniziare. Condividere è così bello, ma il prezzo da pagare oggi è troppo alto. Ma tu hai un dono, su questo non c’è dubbio.. e va condiviso! ❤️

    • A questo ritrovo di nostalgici manca solo un gin tonic, che meraviglia *-* Il segreto è tutto nel non permettere a degli strumenti di fagocitarti… ok, detta così è semplice, ma ci si può lavorare. Lavorandoci ho capito che non mi piace quel tipo di scrittura da volantino delle offerte che molti clienti chiedono, e quando il pensiero “no, mi rifiuto di scrivere in questo modo” è diventato martellante ho dato dati baci a tutti e ho cambiato rotta. Ormai lo sappiamo, quello dei social è un mondo complesso, a noi spetta solo capire come abitarlo nel migliore dei modi. E questo vale sia per chi ne ha fatto un lavoro, sia per chi lo utilizza per diletto. Grazie mille Barbara, con tutto il cuore <3

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