*Scrivo questo post nel pieno dell’emergenza Coronavirus in Italia. Torneremo a viaggiare, ad accogliere, a raccontare luoghi lontani e bellezze vicine, ma in questo momento ci viene chiesto solo di fermarci: facciamolo. Non servono hashtag, non serve ripetere che andrà tutto bene, non serve invocare spiriti e divinità; serve solo buonsenso, sostegno e un grande senso civico comune. Quel quotidiano, fatto di confini serrati e rifiuto dell’altro, inverte senza preavviso l’ordine degli addendi. La negata libertà di movimento costringe ad una riflessione profonda: siamo noi, questa volta, quelli da tenere al largo. Ecco cosa si prova. Facciamo i conti con i tagli alla sanità, ma anche con la fortuna di vivere in uno stato in cui l’assistenza sanitaria è garantita ai pazienti di ogni ordine e grado. In America, ad esempio, non è così. Prendiamone atto.

Venerdì 06.03.2020

Le fave arrivano da Camilla e dal suo piccolo negozio di frutta e verdura di Via Nicolai.
Il pecorino da Viggianello, cuore del Parco Nazionale del Pollino. In autunno, da tre anni, bussiamo alla porta di Tonino e Maria: è qui che ho assaggiato il mio primo carpaccio di ovoli, è qui che torno per i ravioli di ricotta e porcini, è qui che ho scoperto il distillato di rosa canina.

Fave e pecorino, insieme, su un vecchio tagliere in legno. Sono quasi le 21 e mentre cuciniamo alterniamo un pezzo di pecorino a una manciata di fave. Il primo esplode in tutta la sua sapidità, le seconde addolciscono il palato. Nell’intreccio di questi sapori c’è tutta la terra pugliese, tutta la terra lucana.

tramonto

Domenica 08.03.2020

Domenica febbricitante.
Il brodo è sul fuoco da tre ore. Profuma di verza, sedano e pepe dello Sri Lanka, uno di quei regali che speri non finisca mai. La vera coccola però è lui, il tortellino. In un attimo sono a Bologna, seduta a un tavolo del Pratello in attesa di un piatto fumante di tortellini in brodo. Ero lì a gennaio, una sosta prima di proseguire verso Milano, dove ad attendermi ci sarebbe stato il comfort food per eccellenza: i ravioli di Via Paolo Sarpi.

Pollino, Sri Lanka, Bologna: mi rendo conto di essere a casa ma, nonostante tutto, di viaggiare incessantemente.

Un viaggio nuovo, fatto di sapori che risvegliano ricordi e disegnano nuovi itinerari. Un viaggio diverso, eppure vibrante.

Sono in Abruzzo, quando a cena decidiamo di mettere sulla griglia una manciata di arrosticini.

A Marrakech, sul terrazzo del Souk Café con una tajine di carote alla marocchina davanti, mentre cerco il giusto equilibrio tra cumino e paprika dolce.

A Beirut, quando affumichiamo le melanzane per farne un babaganoush lontanamente simile a quello di Mezyan.

Sono nella pampa argentina, quando metto in infusione qualche foglia di mate.

Viaggio così.

pranzo_marocco

Martedì 10.02.2020

Domani è il mio compleanno.
Avrei dovuto festeggiarlo a Venezia, ma il giro di cicchetti nei bacari è rimandato. Così come sono solo rinviati i festeggiamenti davanti al galletto di Rosita, a Carugate.

Tra dieci giorni, invece, è primavera. Aspetterà l’Iran, previsto a maggio, e aspetterà Marrakech, che manca come l’aria.

“Mi muovo, dunque sono” ha scritto Murakami.
“Mi fermo, dunque sono”, mi sento di scrivere oggi. Fermare, dal latino fĭrmare «rendere stabile», che è tutto quello di cui abbiamo bisogno in questo momento.

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