Un traghetto diretto a Cagliari, le prime pagine di un libro dalla carta ruvida, quella birra stappata tra vento e salsedine. Iniziano più o meno tutti così i miei viaggi verso l’isola del mirto. Torno in Sardegna a distanza di qualche anno dal mare smeraldino de La Maddalena e dai fenicotteri di Villasimius.

7 giorni in Sardegna, seguendo questo itinerario: Cagliari – Isola di San Pietro – Piscinas.
Cagliari: un inevitabile quanto desiderato ritorno. Isola di San Pietro e Piscinas: due tappe appuntate nel tempo, da tempo, bellezza che si fa concreta.
Traghetti Sardegna: una scritta chiara e visibile, un’indicazione felice, l’inizio del nostro viaggio. Ci imbarchiamo. Tra qualche ora il mare si farà terra di mezzo, l’orizzonte attesa.

7 giorni in Sardegna

I fenicotteri rosa del parco di Molentargius – Saline

Il parco naturale Molentargius – Saline, nelle vicinanze di Cagliari, Quartu Sant’Elena, deve il suo nome al mezzo utilizzato in passato per trasportare il sale raccolto nei suoi bacini, su mulenti, ‘asino’ in sardo. Nella zona, infatti, si trovano le saline più importanti della Sardegna, non più attive dal 1985.

L’area protetta include due stagni di acqua dolce e due di acqua salata, che rappresentano uno dei siti più importanti in Europa per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici. La grande attrazione del parco sono i fenicotteri rosa, da ammirare seguendo i sentieri che si addentrano in questa incantevole area naturalistica. Saliamo in sella e decidiamo di scoprire così, in bicicletta, i percorsi del parco; le noleggiamo presso l’edificio Sali, testimonianza della struttura industriale dell’antica salina.

I culurgiones di Ammentos e i fenicotteri rosa di Molentargius aprono questo itinerario di 7 giorni in Sardegna. Per la notte a Cagliari scegliamo un monolocale con terrazza nel cuore del quartiere Castello, il mio preferito.

fenicotteri-rosa

Carloforte, Isola di San Pietro

L’aria profuma di rosmarino e farinata. Qui voci, odori, sapori e tradizioni parlano il dolce e cantilenato dialetto ligure, ma la Liguria è ben lontana.
Siamo a Carloforte, sull’Isola di San Pietro.

Arriviamo in tarda mattinata, giusto in tempo per una seconda colazione. Caffè e un paio di canestrelli alla tabarkina, dolce tipico dell’isola. Canestrelli, ancora Liguria.
Scopro in questo modo l’origine ligure dei primi abitanti di Carloforte, uomini e donne arrivati dalla piccola isola tunisina di Tabarka, il cui ricco fondale corallino aveva dato lavoro ad intere generazioni che, estrazione dopo estrazione, avevano finito col prosciugarlo. Esauriti i coralli, i tabarkini si ritrovarono a dover sopravvivere in una terra ormai ostile, lontano da una casa che li aveva dimenticati. A cambiare la loro sorte fu uno dei tanti re d’Italia, Carlo di Savoia, che assegnò loro questa bella e selvaggia isola ricca di acqua dolce; i tabarkini, riconoscenti, gli dedicarono il nome del principale centro abitato “Carlo quanto sei forte!”.

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Carloforte è la quiete dopo la tempesta.
Nella vicina salina riposano ancora i fenicotteri rosa, il centro storico è elegante e a misura d’uomo, il lungomare ricorda quello di tante località liguri. Questo è il regno del tonno, di cui non si butta via niente. Carloforte ospita l’unica tonnara attualmente in funzione: giugno è il mese della rituale mattanza e di Girotonno, 4 giorni di live cooking, escursioni e laboratori del gusto.

Dal Porto di Carloforte percorrendo la SP 104 raggiungo Capo Sandalo, situato sulla punta più occidentale dell’isola. Da questa straordinaria scogliera a strapiombo sul mare, davanti a un tramonto che vale l’intero viaggio, salutiamo l’isola per tornare sulla terra ferma, direzione Piscinas.

Piscinas: il piccolo Sahara italiano

Lo chiamano il piccolo Sahara italiano. Le protagoniste sono loro, maestose dune di sabbia alte 100 metri affacciate su 10 km di spiaggia in gran parte deserta, spesso battuta da impetuose onde animate dal vento. Dicono che siano le dune più alte d’Europa. Per evitare di danneggiarle è vietato salirci e, di certo, è meglio così.

L’unico edificio in zona è il solitario hotel Le Dune di Piscinas, raggiungibile con una strada non asfaltata e nato dalla ristrutturazione di un antico deposito minerario. La costruzione, dichiarata monumento nazionale, serviva per conservare il minerale trasportato dalla ferrovia, in attesa che venisse imbarcato sui battelli dei marinai di Carloforte. Piscinas è un luogo incantevole, generalmente poco affollato, in cui la vegetazione dona cespugli di lentisco, ginepro e ginestra, e dove in alcuni occasioni arrivano anche i cervi o, in estate, nidificano le tartarughe marine.

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Si concludono qui, tra le dune di Piscinas, i nostri 7 giorni in Sardegna. Le salutiamo poco dopo l’alba: la luce è pulita, l’aria leggera, il cuore appagato.

 

Photo credit Pexels.com | Unsplash.com

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