Lezha Albania

A colpirti dall’alto, in fase d’atterraggio, sono i colori dei palazzi di Tirana. Tra l’eccentrico e l’improponibile. D’altronde, come poter definire del ‘sobrio’ cemento verde acido, blu cobalto o giallo limone? Colori psichedelici, così fortemente in contrasto con l’incredibile verde che li circonda, da farti pensare: perchè?. Ma improvvisamente tutti questi colori iniziano a prendere forma e l’improponibile si trasforma in singolarmente ragionevole. C’è chi in questa scelta vede l’esplosione della creatività a lungo repressa durante il regime comunista, chi la totale anarchia del gusto, chi semplicemente tanti colori che cozzano tra loro ma mettono allegria. In realtà una spiegazione c’è, eccome. Questi colori raccontano rivoluzione, speranza, cambiamento e futuro. Ebbene sì, tutte queste cose. Dietro, la volontà di Edi Rama, sindaco di Tirana dal 2000 al 2011 ed oggi Primo Ministro del paese.

“Il compromesso ha un colore grigio e noi avevamo abbastanza grigio da durare una vita. Il colore riporta la speranza e quando il colore si è diffuso in giro, l’animo della gente ha incominciato ad interrogarsi su cosa stesse succedendo lì intorno, e a vedere, e a credere, che di nuovo fosse possibile cambiare qualcosa, dal momento che qualcosa stava cambiando. Il colore cambiava la città, ed anche il loro quotidiano. E il loro futuro.”

Non so, certo è che, in un paese in cui gli scheletri dell’abusivismo edilizio dei primi anni 2000 regnano sovrani, tutto questo colore cambia un po’ la visione delle cose. In meglio.

Tirana

Aspettavo l’Albania da tempo ed eccola qui. Tirana mi accoglie con il richiamo del muezzin, Durazzo mi saluta allo stesso modo. La prima, tra i vecchi casermoni comunisti, i locali chicchettosi, i parchi e le tante librerie, ha ancora in sé l’anima dei balcani, la seconda sembra averla quasi messa da parte a favore di una scontata omologazione ai centri turistici più in voga del Mediterraneo. L’anfiteatro romano, però, nel silenzio di un tramonto perfettamente interrotto dal richiamo islamico, restituisce gran parte della poesia offuscata dai ristoranti italiani e dal lungomare in versione luna park.

Tra Tirana e Durazzo, tra un muezzin e l’altro, Lezha. Qui si passa da un panorama dall’alto di un elegante cafè all’ultimo piano di un hotel a quello del Castello Medievale costruito sulle rovine dell’antica acropoli, dal Memoriale di Scanderberg (noto eroe nazionale albanese) alla Chiesa dell’Annunciazione, dal mare alle colline, dalla birra di Lezha al vino di Kallmet , dalla frittura di pesce all’arrosto di carne.

Lezha

Una nota è d’obbligo, un consiglio spassionato: regalatevi un pranzo al Mrizi I Zanave, presidio Slow Food meritevole di una sentitissima lode. Pura arte gastronomica contornata da materie prime rigorosamente bio, ceramiche a km 0 e tovaglie realizzate al telaio; il tutto dinanzi ad una vetrata con vista su vallata.

Lezha

Lezha è coloratissimi costumi tradizionali, è il suono della gusla, è ospitalità. Attraversando le sue campagne l’anima balcanica si presenta in tutta la sua meravigliosa semplicità: verde incontaminato, panni stesi in giardino, bambini in bicicletta, capre in strada e fazzoletti in testa. Hai l’impressione che tutto questo voglia parlarti, raccontarsi senza troppi giri di parole e, come sempre, scavarti dentro strappandoti una delle promesse più difficili da estorcere a un viaggiatore, ossia, ‘ritornerò’.

Lezha Albania

L’Albania è la prima tappa di un itinerario conclusosi in Abruzzo, passando per Puglia e Molise, un itinerario sostenibile, culturale e naturalistico in città murate e borghi storici ancora poco conosciuti. Nell’attesa di raccontarvi di gravine, fischietti, pampanella e brodetto alla vastese vi rimando al sito del progetto Adristorical Lands.

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