“Amo la libertà dè tuoi romiti vicoli e delle tue piazze deserte, rossa Pavia, città della mia pace.”

E poi le alte torri, i muri ricoperti di glicini, il profumo di fiori e frutti, i giardini nascosti: Pavia che accoglie come un rifugio, che alleggerisce il cuore pesante. Perdersi per poi ritrovarsi, in tutti i sensi. Ada Negri non poteva descriverla meglio.

Terra di castelli e santuari, risaie e vitigni.
Pavia è strettamente legata a quell’idea del ‘buon vivere’ che sempre e da sempre inseguo. Negli ultimi anni ho battuto la zona in lungo e largo, scoprendo quasi per caso borghi suggestivi e sapori dimenticati; ecco quindi 10 cose da fare a Pavia e provincia, partendo dalla mia amata Torta Paradiso fino ad arrivare ai ciabattini Zavattarello.

1. Dolce storico, storica pasticceria: assaggiare la Torta Paradiso di Vigoni

Forse non tutti lo sanno, ma la soffice Torta Paradiso è nata proprio a Pavia. Per questa prima tappa si parte dunque da una storica pasticceria nata nel 1878, quella di Enrico Vigoni. La sua Torta Paradiso è in assoluto la più famosa, premiata nientepopodimeno che con la Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 ed iscritta all’elenco dei prodotti tipici agroalimentari della regione Lombardia. L’elegante pasticceria in stile liberty si trova proprio davanti l’Università. Pausa caffé obbligatoria.
Strada Nuova 110, Pavia

2. Fotografare le case colorate di Borgo Ticino

Un pittoresco quartiere pavese adagiato sulle rive del Ticino, nato come villaggio di pescatori e renaioli. Consiglio a fotografi ed appassionati di farci un salto: le facciate colorate delle sue case sembrano messe lì apposta per essere instagrammate. Ispirazionale.

3. Regalarsi uno spettacolo al Teatro Fraschini

Uno dei simboli di Pavia. Non esagero se parlo di grande bellezza, arte e architettura allo stato puro. Per concludere una serata in modo assolutamente perfetto regalatevi uno spettacolo, fidatevi.

4. Ritrovare la pace alla Certosa

A circa 8 km da Pavia una tappa semplicemente imperdibile: la Certosa di Pavia Gra-Car. Parliamo di un complesso monumentale che comprende un monastero e un santuario, un vero capolavoro dell’arte e della storia. L’unione perfetta di diversi stili (dal tardo gotico al rinascimentale), diverse menti, diverse mani. Si respira una pace incredibile, uno di quei luoghi per gli occhi e per l’anima.

5. Osservare il mondo da Vigevano

Precisamente da Piazza Ducale, una delle piazze italiane che amo di più. Toscanini la definì “una sinfonia su quattro lati”, 5 parole che la descrivono perfettamente; circondata dai boschi del Parco del Ticino fu ideata da due grandi artisti del Rinascimento, Bramante e Leonardo da Vinci, un’unione che può solo far immaginare la sua incredibile bellezza.

piazza-ducale-vigevano

6. Assaggiare il salame d’oca di Mortara

Dalla piazza alla tavola, da Vigevano a Mortara per assaggiare nientepopodimeno che il salame d’oca. Pare che la sua origine risalga alle comunità ebraiche diffuse nella zona, che in osservanza dei dettami della cucina kasher commissionarono ai salumieri la sua produzione. Vale tutta la strada, tutti i chilometri, tutto. Fidatevi.

7. Riflettere sulla pace al Tempio della Fraternità

“La storia del Tempio della Fraternità è una storia semplice, legata al ricordo dell’ultima guerra mondiale, quando infuriavano in tante contrade solo odio, violenza, persecuzione e delitto. Un cappellano militare, reduce dalla guerra, dopo aver visto tante distruzioni, si andava tormentando di poter fare qualche cosa anche lui, perché tornassero tra gli uomini una vera pace e una serena convivenza. Un giorno, trovandosi nella necessità di dover ricostruire la piccola chiesa del suo paese sui monti, ebbe l’idea di raccogliere le rovine del conflitto e con esse ricostruire il tempio come simbolo ed auspicio di una ricostruzione più grande: quella della fratellanza umana; e poi arredarlo liturgicamente con tanti ricordi dolorosi della nostra generazione, trasformando gli ordigni di distruzione e di morte in simboli e richiami di vita.”
Trasformare ordigni di distruzione in richiami di vita: questa frase riassume il perché della visita. Lo trovate nel bosco dell’Appennino Pavese a circa 700 metri, precisamente a Cella di Varzi.

8. Dove dormire a Pavia? In un agriturismo immerso nel verde

Svegliarsi circondati dalla natura è un privilegio per pochi. L’ossigeno, il verde ovunque, il silenzio. Se a questo si aggiunge un centro benessere immerso in un Parco faunistico, un frutteto e un ristorante in cui perdersi nella cucina locale con piatti rigorosamente fatti in casa e prodotti biologici coltivati nell’orto, direi che il quadro è pressoché perfetto. L’agriturismo in questione è il Ca’ de Figo, a Varzi, un luogo semplice e perfetto pensato per chi intende recuperare un rapporto con la natura più consapevole. Straconsigliato tra l’altro agli amanti del bird watching, a chi intende trascorrere qualche ora nei campi partecipando attivamente alle colture e a chi sogna un incontro ravvicinato con i cavalli Appaloosa, i prediletti dagli indiani d’America. Natale potrebbe essere l’occasione per regalarvi cotanta roba, pensateci seriamente.

9. Raggiungere la felicità con il salame di Varzi

Rimaniamo a Varzi per assaggiare il famosissimo salame crudo, il primo salame italiano ad ottenere il riconoscimento DOP. Consigliato vivamente come souvenir da portarsi a casa.

10. Passeggiare in uno dei borghi più belli d’Italia

Zavattarello, uno dei borghi più suggestivi dell’Oltrepò pavese montano. Pietre millenarie, botteghe e abbazie in una vallata sospesa nel tempo che restituisce il significato della parola bellezza. Il suo nome deriva dal latino volgare savattarellum, letteralmente “luogo dove si confezionano le savatte o ciabatte”, per indicare quella che era la principale attività del borgo e la presenza delle numerose botteghe di ciabattini.

  1. gamberettarossa says:

    buono. aggiungerei:
    la strada nuova ovvero tratto della via francigena in pieno centro a pavia, fermandosi dalla mia amica antonia che fa i gelati nella gelateria – e locale veg – omonimo/i.
    i vini dell’oltrepò pavese, sottovalutati, buoni ma venduti malissimo tranne in una manciata di casi.
    le chiese di pavia una+ bella dell’altra.
    in bici fino a milano lungo il naviglio e poi tornare in treno.
    AUGURI E A PRESTO ZIAROBI XXX

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